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L'immagine che ne dovrebbe uscire è quella di una maggioranza più che compatta. Perché lo scoglio delle due mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni contro la ministra del Turismo e il vicepremier della Lega dovrebbe essere superato senza scossoni. La vigilia del voto rimane comunque incandescente: il partito di via Bellerio, per tentare di sminare il terreno, fa sapere che gli accordi con Russia Unita «non hanno più valore» dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. In più la linea «è confermata dai voti in Parlamento», dicono i leghisti ricalcando le parole usate anche da Giorgia Meloni per frenare le ricostruzioni di una distanza tra gli alleati di centrodestra sul dossier. «Dispiace - sottolinea la nota della Lega - che l'Aula debba perdere tempo per polemiche inutili e strumentali». Ma le rassicurazioni che l'invasione dell'Ucraina abbia cambiato «i rapporti e i giudizi» nei confronti di Mosca, che pure è stato «importante interlocutore di tutti i governi italiani», non basta a fare desistere le opposizioni. Avanti quindi con la mozione, perché «le ambiguità di Salvini sulla Russia sono tutt'altro che chiarite», dice Azione. Resta insomma una grana per il vicepremier - che ieri era ospite alle Belve di Francesca Fagnani - alle prese anche con i malumori interni: una ventina di ex parlamentari e amministratori locali, perlopiù lombardi, hanno messo nero su bianco in una lettera al leader le perplessità per le scelte che hanno portato a «isolare» la Lega, ad allontanarla dalle forze autonomiste e federaliste per fare accordi «con chi non ha la nostra naturale repulsione nei confronti di fasci e svastiche». Ma anche per criticare la scelta di candidare alle europee «personaggi con forte marcatura nazionalista, totalmente estranei al nostro movimento», come il generale Roberto Vannacci. Con cui, ribadisce nel frattempo Salvini, si sta effettivamente ragionando. --