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I legami con la politica e l'imprenditoria, il connesso tema del controllo degli appalti pubblici, oltre ai tanti omicidi irrisolti: ci si attende molto dal nuovo collaboratore di giustizia Francesco «Sandokan» Schiavone, fino a poco fa padrino, anche dal carcere duro, del clan dei Casalesi, e custode di tanti segreti. Il suo esordio come pentito potrebbe arrivare in uno degli ultimi e più importanti processi sui colletti bianchi del clan, quello ai funzionari di Rete Ferroviaria Italiana per gli appalti a ditte ritenute colluse in cambio di soldi e regali; 35 arresti nel maggio del 2022 e 69 indagati in totale per reati gravi quali l'associazione camorristica, e altre fattispecie con l'aggravante mafiosa come l'estorsione, l'intestazione fittizia di beni, la turbativa d'asta, la corruzione, il riciclaggio, la rivelazione di atti coperti dal segreto delle indagini. Sandokan non è imputato ma la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli potrebbe chiamarlo a testimoniare contro colui che viene considerato il suo storico prestanome, il 70enne Nicola Schiavone (i due non sono parenti), che figura tra gli imputati per associazione camorristica nel processo partito nel dicembre scorso al tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Prossima udienza il 3 aprile, quando ci si attendono novità importanti, come il deposito delle prime dichiarazioni di Sandokan, che già potrebbero rivelarsi decisive per incastrare Nicola Schiavone, uscito sempre indenne negli anni dalle tante accuse di collusione con il clan, e forse anche per individuare la «cassaforte» dei Casalesi. Il 70enne Nicola Schiavone è amico storico di Sandokan, di cui ha battezzato il primogenito Nicola, ed è ritenuto dalla Dda un classico esponente di quell'area grigia di cui i Casalesi hanno sempre beneficiato. Il rapporto col prestanome