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Sono passati tre giorni da quando il sindaco Antonio Decaro ha annunciato che il Viminale ha firmato «un atto di guerra» contro la città. Ma non accenna a placarsi la bufera politica per la decisione del ministro dell'Interno di inviare a Bari, dopo gli arresti per voto di scambio politico-mafioso, una commissione che verifichi la presenza di infiltrazioni criminali. E che potrebbe sciogliere il Consiglio comunale in una città che a giugno voterà per il rinnovo dell'amministrazione. Intanto oggi il capoluogo pugliese si stringerà intorno al sindaco: in piazza scenderanno cittadini, associazioni, studenti e sindacati che hanno promosso la manifestazione «Giù le mani da Bari». Decaro, che è anche presidente dell'Anci, continua a incassare accuse dal centrodestra e attestati di solidarietà dal centrosinistra. Intorno a lui hanno fatto quadrato il suo parito, il Pd, ma anche il M5s e Alleanza Verdi Sinistra. L'opinione comune è che l'invio della commissione, appena nominata e a soli tre mesi dal voto sia «una manovra politica» del centrodestra che «in città non vince da 20 anni».Replica il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri. «La scelta del candidato sindaco del centrodestra - assicura il senatore - verrà fatta a prescindere dagli esiti dell'inchiesta della commissione, per i quali ci vorranno mesi». Poi, parlando delle lacrime di Decaro durante la conferenza stampa di lunedì, ironizza: «Non si capiva se fosse un film o una commedia all'italiana». La decisione di inviare a Bari la commissione segue i 130 arresti del 26 febbraio.