Burocrazia e troppi vincoli green Confagricoltura striglia l'Europa
garlasco«La politica agricola europea parte da un ambientalismo ideologico che male si coniuga con il rispetto per il lavoro degli agricoltori»: non ha usato mezzi termini, all'annuale convegno alle Rotonde di Garlasco, Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia e imprenditrice agricola a Valeggio e Cergnago, per bacchettare l'Unione europea. Nel suo saluto introduttivo, di fronte a una folta platea di agricoltori e di amministratori pubblici, è stato fotografato un settore «che sta lavorando con grandi risultati, che investe in produttività, innovazione, azioni a basso impatto ambientale, ma che si trova in un momento di svolta». lo spettro dei trattoriLa recente protesta dei trattori aveva nel mirino la politica agricola di Bruxelles: protesta che è soltanto «la punta dell'iceberg del profondo disagio di tutti gli agricoltori, compresi i nostri associati: disagio che stiamo ascoltando e trasmettendo alle istituzioni». Marta Sempio ha criticato il Green deal, il patto verde che dovrebbe accompagnare la transizione ecologica anche nelle campagne.«Così com'è stato immaginato - ha proseguito - è del tutto inadeguato: l'abbiamo già detto in tutti i modi, l'hanno detto i manifestanti dei movimenti spontanei. Ed è questo che, a mio avviso, ha mosso le proteste». Sotto l'aspetto tecnico, gli agricoltori pavesi storcono il naso di fronte ai nuovi ecoschemi di Bruxelles, le norme sulle Buone condizioni agronomiche e ambientali (Baca). La Commissione europea propone che gli Stati membri possano concedere, a talune condizioni, esenzioni per le Bcaa 5 (lavorazione minima del suolo nei periodi "sensibili"), Bcaa 7 (rotazione annuale dei seminativi) e Bcaa 9 (divieto di conversione o aratura dei prati sensibili nelle aree Natura 2000 per tenere conto di specifiche situazioni pedoclimatiche, del suolo e dei sistemi agricoli. «Queste - ha detto ancora Sempio - le nostre prime valutazioni: l'atteggiamento della Commissione è decisamente conservativo anche se si accetta di rivedere i regolamenti di base, la conferma dell'impostazione e degli obiettivi della Politica agricola comune rispetto alla transizione ecologica e la preoccupazione per il nuovo assetto della Bcaa 8, che potrebbe richiedere una riduzione dei pagamenti diretti per finanziare il nuovo ecoschema. Poi riteniamo discriminatoria la "selettività" dei controlli di condizionalità per le imprese con più di dieci ettari. Tanto che oggi la Pac non è più conveniente, per esempio, per un'azienda che produce mais nella Pianura padana: è quasi elemosina. Non vale la pena di far fronte all'elefantiaca burocrazia: gli adempimenti sono troppo onerosi. Occorre ripensare la politica agricola comunitaria e nazionale costruendola con il confronto con le imprese e le organizzazioni che hanno l'esperienza a 360 gradi, e parlando di sostegno al reddito, fondi per emergenze, lavoro sulle filiere». il nodo bioenergieIn chiusura, tre temi specifici. Il settore delle bioenergie è «maltrattato in generale e a Pavia ancora di più, in particolare il biogas. «C'è la spada di Damocle - ha concluso Sempio - dei contenziosi con l'Agenzia delle entrate, per cui speriamo che la politica ci dia una risposta: si parla di centinaia di migliaia di euro chieste dall'Agenzia delle entrate». Poi il comparto suinicolo legata e la peste suina africana: 45mila capi abbattuti negli allevamenti provinciali. Le prime liquidazioni sono arrivate, ma i danni indiretti successivi non sono contemplati nel primo decreto ministeriale, «di una inutilità imbarazzante per Pavia. Infine, il ritardo regionale nell'erogare i ristori per le aziende danneggiate dalla siccità del 2022». --Umberto De Agostino