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Adriano Agatti / bressANA«Mi è sembrato proprio il furgone bianco di Saccò, ci sono passato vicino. Sono sicuro che fosse il suo perchè lo vedevo sempre in giro per il paese. E nella notte tra lunedì e martedì era parcheggiato davanti all'abitazione di Davide Del Bò». Una testimonianza raccolta dai carabinieri che potrebbe essere molto importante per ricostruire i ruoli precisi e le responsabilità dei quattro arrestati accusati di aver ammazzato il pensionato di Bressana e di aver partecipato all'incendio della villetta e alla distruzione del corpo del pensionato.il furgone biancoQuando il testimone ha visto il furgone, Enore Saccò era già morto da almeno tre ore. Un delitto maturato per un presunto debito di dodicimila euro oltre all'affitto mensile di 500 euro del bar che Omar Cosi doveva alla vittima.Davide Del Bò, 39 anni, è l'unico tra gli arrestati che, ieri mattina in carcere, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del Gip Luigi Riganti che dovrà decidere le misure cautelari da applicare. «Abbiamo preferito evitare di rispondere - spiega il suo avvocato Rosario Tripodi - perchè voglio avere un quadro chiaro della vicenda. Per quanto riguarda quel testimone è da verificare se sia veramente attendibile».Davide Del Bò, secondo la prima ricostruzione, è arrivato alla villetta di via Gramsci la sera di lunedì 12 febbraio insieme a Omar Cosi che si era portato anche la fidanzata. Lo ha raccontato ai magistrati anche lo stesso titolare del Clan dello Zarro. «Era con noi ma non ha partecipato all'omicidio. Mi ha aiutato a caricare il corpo di Saccò sul furgone ma non ce l'abbiamo fatta perchè era troppo pesante». E così verso le 22 di quel tragico lunedì sera Davide Del Bò si sarebbe allontanato da via Gramsci al volante del furgone della vittima già sporco di sangue. L'avrebbe riportato in piena notte e abbandonato a circa un chilometro dal posto del delitto, vicino alla riva del torrente Coppa.Gli altri arrestati che hanno risposto alle domande del giudice, oltre a Omar Cosi, sono Souhail Nakbi, tunisino di 35 anni, e Antonio Berdicchia di 29 anni. Il tunisino è stato "reclutato" da Omar Cosi nella notte tra il 12 e il 13 febbraio per distruggere il corpo della vittima e per incendiare la villetta. «Posso solo dire - spiega l'avvocato Gianfranco Ercolani, difensore di Souhail Nakbi - che non ha partecipato all'omicidio. Purtroppo ha scelto amicizie sbagliate ma non ha ucciso». In pratica il 29enne avrebbe solo aiutato ad incendiare l'abitazione e il corpo della vittima. Diversa la posizione di Antonio Berdicchia, difeso dall'avvocato Manuela Albini. Il 29enne di Bressana ha infatti negato di aver partecipato non solo all'omicidio ma anche all'incendio. Qualche giorno dopo il delitto Omar Cosi gli avrebbe raccontato quello che era successo e gli avrebbe consegnato alcuni oggetti e alcuni sacchi prelevati nell'abitazione di Enore Saccò. «Li devi tenere a casa», avrebbe ordinato Cosi. «Dopo qualche giorno li ho restituiti, non nemmeno cosa contenessero», ha spiegato Antonio Berdicchia davanti al giudice Luigi Riganti. --© RIPRODUZIONE RISERVATA