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Luca Simeone / pavia«La capacità di innovazione non è necessariamente tecnologica: vuol dire posizionarsi in anticipo quando si percepisce che c'è un cambio strutturale che sta per presentarsi sul mercato». È questa, secondo Alessandro Foti, la chiave che ha permesso a FinecoBank di crescere più di altri negli ultimi anni (609 milioni di utile nel 2023, +42% rispetto all'anno precedente e più che raddoppio sul 2019). L'amministratore delegato della banca era ospite ieri in aula Foscolo dell'executive Mba (Master in business administration) dell'Università, intervistato dal giornalista Fabio Poletti. «Spesso, soprattutto se si lavora in un'azienda di successo, non si ha il coraggio di fare cambiamenti di fronte alla trasformazione che arriva - dice Foti - io lo chiamo "effetto Kodak": i dirigenti di quell'azienda a casa giocavano alla playstation con i figli ma poi continuavano a insistere sul fatto che il futuro sarebbe stato ancora la pellicola».Nata 25 anni per l'opportunità ai clienti di operare direttamente sui mercati finanziari, FinecoBank si è evoluta: «Ci si è resi conto che sarebbe stato limitativo fermarsi al trading e abbiamo aggiunto la parte bancaria. Ma la grande intuizione è venuta dopo: non esiste la dicotomia di cui si parla tra mondo fisico e digitale, il mondo è multicanale e ognuno utilizza quello che soddisfa di più le sue esigenze». Così quella che Bankitalia considerava «una banca di plastica» ha acquisito nel tempo un modello molto più sofisticato, e da «junior brand siamo diventati premium brand». Per Foti proprio l'investimento sull'immagine del brand, non sul prodotto, è quello più importante.«Fineco è un'azienda piatta, non piramidale, la grande sfida è la qualità del lavoro e far sentire tutti partecipi. Chiunque può dare una sua visuale differente, e sapere ascoltare tutti riduce la quantità di errori. I cattivi risultati sono scanditi dalla poca attenzione ai dettagli, invece ci vuole una cura maniacale. In Fineco quando un processo funziona subito ci concentriamo su come farlo funzionare al meglio».Ora la «missione» più grande per i consulenti Fineco è «aumentare la prosperità degli italiani migliorando la capacità di gestire l'enorme ricchezza accumulata - 10 trilioni di euro, 5 di immobili e 5 finanziaria. Finora è stata gestita malissimo: l'indice delle principali aziende mondiali in 20 anni ha moltiplicato per sette il suo valore, è il respiro dell'economia e parteciparvi o meno fa la differenza tra diventare ricchi e tornare poveri. Negli ultimi 15 anni l'Italia è passata dal 5° al 16° posto mondiale in termini di ricchezza». Foti attribuisce questo alla pessima gestione dell'enorme patrimonio degli italiani, mangiato dall'inflazione (ma andrebbe aggiunta la diminuzione degli stipendi reali, unico paese nell'Ocse, che ha ridotto anche la propensione a investire). Foti boccia poi le criptovalute: a differenza di azioni e obbligazioni, «dietro non c'è nulla». Inoltre «il mondo cripto è usato su larga scala dai peggiori delinquenti». --