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La Commissione europea vara la strategia per rilanciare la difesa comune e prepara uno strumento per spendere «meglio e insieme» nonché acquistare armi «made in Europe», riducendo la dipendenza dagli Usa. Già però si notano delle criticità. Una su tutte, l'esigua ossatura finanziaria da 1,5 miliardi di euro da qui al 2027: pochi rispetto alle ingenti risorse necessarie. Il pacchetto si compone di due tronconi. La European defence industrial strategy (Edis), che detterà le linee guida per rafforzare la base industriale e tecnologica, e lo European defence industry programme (Edip), che dovrà mettere a terra le misure operative, attraverso un'azione legislativa. L'idea è di passare dalle misure di emergenza a breve termine adottate nel 2023 e che termineranno nel 2025 a un approccio di lungo periodo. Per l'alto rappresentante Josep Borrell «l'Europa è ancora in pericolo, la guerra è ai nostri confini ed è una guerra che non sembra finire presto ed è per questo che dobbiamo rafforzare la nostra capacità di produzione per sostenere l'Ucraina». La strategia invita gli Stati membri ad «acquistare almeno il 40% delle attrezzature per la difesa in modo collaborativo entro il 2030», a garantire che, sempre entro il 2030, il valore degli scambi commerciali intra-Ue rappresenti «almeno il 35% del valore del mercato» nonché ad arrivare «ad almeno un 50% di acquisti made in Europe al 2030 e del 60% entro il 2035». La Commissione dovrà lavorare all'idea di nuovi eurobond da «cento miliardi di euro» per la difesa nel prossimo mandato, ha detto il commissario per il Mercato interno, Thierry Breton. --