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Un altro prigioniero politico morto dopo Alexei Navalny, questa volta in quella sorta di spietata dependance di Mosca che è la Bielorussia di Alexander Lukashenko. Igar Lednik, attivista e giornalista, era in carcere dal 2022 per aver diffamato, secondo l'accusa, il capo assoluto di Minsk. Dall'opacità che avvolge le colonie penali bielorusse, come del resto quelle russe, non sono emerse le circostanze precise della morte di cui non si conosce la data esatta né la causa: forse un arresto cardiaco, ipotizza Radio Liberty. Si sa soltanto che il dissidente è deceduto nell'ospedale distrettuale di Minsk dove era stato trasferito per l'aggravamento delle sue condizioni da una prigione nella regione di Mogilev. È stato il partito socialdemocratico bielorusso, di cui Lednik aveva fatto parte, a dare la notizia del decesso. «Igar Lednik, ex membro del Partito socialdemocratico bielorusso (Gramada), attivista e giornalista, è morto in carcere all'età di 64 anni», ha dichiarato l'organizzazione politica su Telegram, spiegando che Lednik era stato sottoposto a un intervento chirurgico per un problema gastrointestinale e soffriva anche di un problema cardiaco. Durante la detenzione, ha aggiunto il partito, la sua salute era peggiorata «considerevolmente». Un calvario iniziato nel 2020 all'epoca delle ultime elezioni bielorusse vinte dal fedele alleato di Vladimir Putin con dubbie percentuali bulgare che gli hanno fruttato il sesto mandato consecutivo. Alle manifestazioni di protesta il regime aveva reagito intensificando in maniera permanente la repressione contro centinaia di attivisti, giornalisti, difensori dei diritti e cittadini comuni, condannati a lunghe pene detentive o costretti all'esilio. --