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Maria Fiore / PAVIALa macchina della giustizia sul territorio pavese si muove - anche più spedita rispetto al passato - tra mille ostacoli. In cima alla lista dei problemi c'è la situazione del palazzo di corso Cavour: il cantiere da 5 milioni che doveva dare più spazi al tribunale, soprattutto per la celebrazione dei processi, è fermo da almeno sei anni. E l'alba non si vede. Anzi, le risposte che sono arrivate di recente dal Provveditorato alle opere pubbliche della Lombardia assomigliano sempre di più a una resa: mancherebbe personale per ultimare il cantiere a Pavia. L'allarme sulla situazione è stato lanciato ieri mattina dal presidente del tribunale di Pavia, Guglielmo Leo, e dal procuratore Fabio Napoleone nel corso del consiglio giudiziario di Milano che si è svolto quest'anno a Pavia, nella sala degli affreschi al collegio Borromeo. Grido di allarme raccolto dal presidente della Corte di appello di Milano, Giuseppe Ondei, che ha definito «vergognosa» la situazione dei lavori mai terminati al palazzo di giustizia di Pavia. edilizia e personale Lo stato dell'edificio da dove si amministra la giustizia nel circondario e la situazione degli organici che presentano ancora gravi carenze, in particolare nel settore amministrativo, sono stati i due temi che hanno attraversato le relazioni introduttive. Oltre al presidente e al procuratore (le cui relazioni sono state precedute dal saluto del rettore del Collegio, Alberto Lolli), sono intervenuti il presidente della Corte d'appello di Milano, Ondei, la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, la presidente del consiglio dell'Ordine degli avvocati di Pavia, Maria Pistorio, la presidente della Camera penale di Pavia, Eleonora Grossi, e della Camera civile, Federica Ferri. Al centro il funzionamento del sistema giustizia sul territorio, che fa registrare un trend positivo in termini di rapidità delle indagini e dei processi. «Nel processo penale il tempo di definizione è sceso del 36,3% - ha spiegato il presidente Leo -. Oggi la durata media di un processo è di 233 giorni». Un risultato che si è raggiunto nonostante gli ostacoli. «Nel palazzo di giustizia non è possibile gestire eventi a cui devono partecipare più di una ventina di persone - ha spiegato Leo nella sua relazione -. Per i processi più grandi dobbiamo chiedere alle istituzioni di darci una mano. I lavori al tribunale durano ormai da oltre 12 anni». Sul fronte del personale, ha spiegato il presidente, «la scopertura più grave riguarda gli amministrativi: su 133 impiegati in organico si lavora ogni giorno con 80 persone». Per il procuratore Napoleone sul fronte del funzionamento degli uffici «non ci sono disfunzioni o situazioni di disservizio, ma problemi legati a questioni che non possiamo governare e che riguardano gli organici e le condizioni del palazzo: i fondi sono stati stanziati a rinnovati ma questi milioni di euro giacciono in attesa che le opere possano concludersi». Perché i lavori sono fermi? Da una recente risposta del Provveditorato alle opere pubbliche della Lombardia è emerso che a bloccare l'ultimazione dei lavori sarebbe la mancanza di personale negli uffici che gestiscono proprio le infrastrutture. Alcuni lavori, proprio perché i cantieri sono fermi da tempo, sarebbero da riprogettare, ma non c'è, a quanto pare, il personale per farlo. Anche la sollecitazione al Ministero non ha sbloccato il quadro. La situazione più critica riguarda le aule di udienza, i luoghi cioè dove si celebrano i processi e dove ogni giorno confluiscono centinaia di persone, tra giudici, personale, imputati e testimoni. Nel palazzo ce ne sono tre, ciascuna per ogni piano, ma sono insufficienti. A questo bisogna aggiungere i problemi nella manutenzione del palazzo: alcuni locali del dibattimento al piano terra si sono allagati e non sono più agibili. --