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Il terzo mandato è motivo di tensione nel centrodestra. E anche nel Pd la segretaria Elly Schlein si muove su un terreno minato. La maggioranza è chiamata a trovare una composizione prima di giovedì, quando è previsto il voto sull'emendamento della Lega, che chiede di non porre limiti alle rielezioni di sindaci e governatori: martedì ci sarà un confronto fra le forze di governo che potrebbe essere risolutivo. Ma anche per il Pd ci sarà un momento della verità, oggi in direzione: c'è una parte del partito, Schlein compresa, che frena sul terzo mandato, mentre sindaci e presidenti di Regione sono favorevoli alla terza ricandidatura. Anche se, all'orizzonte, in casa dem non sembra ci sia aria di scontro aperto. «Lo scopo - viene spiegato da fonti del Pd - è quello di trovare una soluzione unitaria, anche in considerazione del fatto che la maggioranza è spaccata: loro litigano, noi invece discutiamo». Ieri, in mattinata c'è stata una call fra Schlein, Davide Baruffi e Igor Taruffi della segreteria Pd, e alcuni sindaci dem, fra cui quello di Firenze Dario Nardella e quello di Pesaro, Matteo Ricci, coordinatore dei primi cittadini dem. «L'obiettivo è trovare una quadra - è stato il bilancio - Ci sono sfumature diverse, ma niente strappi». Per chiedere il terzo mandato, alcuni amministratori Pd hanno firmato un documento, che potrebbe essere trasformato in un ordine del giorno. Ma dopo la telefonata con la segretaria, è partito un lungo lavoro di mediazione, con l'obiettivo di arrivare in direzione con una posizione condivisa, evitando la conta. Il presupposto è che il Pd non deve trovare una quadra subito, specie se, come potrebbe succedere, la Lega ritirerà il suo emendamento e non ci sarà da affrontare la prova del voto al Senato. Nel centrodestra i giochi potrebbero decidersi martedì quando, spiegano fonti parlamentari, in seguito a un confronto di maggioranza, sarà chiaro se la Lega ritirerà l'emendamento sul terzo mandato, come sollecitano gli alleati di FdI, o se insisterà portando il centrodestra a contarsi in commissione Affari costituzionali del Senato.Malgrado le attenzioni siano puntate all'emendamento e al possibile voto di giovedì, il centrodestra ha rischiato di dover andare alla conta già domani, in Aula alla Camera, per un ordine del giorno del deputato di Azione Enrico Costa, che però è stato dichiarato inammissibile. --