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Sarà l'incontro a Roma di domani tra i familiari e il governo un'altra tappa importante della delicata vicenda di Ilaria Salis, da quasi un anno rinchiusa in carcere a Budapest in condizioni, come ha denunciato, disumane. E anche se si inizia a intravvedere qualche spiraglio in tema di diritti e dignità delle persone detenute, lei si dice «stanca: sto male, vorrei tornare a casa».Il padre e i suoi legali incontreranno i ministri Antonio Tajani e Carlo Nordio con un obiettivo ben preciso: riportarla in Italia agli arresti domiciliari a processo in corso, garantendo, qualora fosse necessario, la sua presenza in aula davanti ai giudici ungheresi. Processo che riprenderà a maggio, nel quale l'insegnante milanese, militante antifascista, risponde di lesioni potenzialmente letali, con l'aggravante di aver partecipato ad una associazione sovversiva, per aver aggredito dei neonazisti durante una manifestazione di estrema destra. «Devono chiedere i domiciliari in Ungheria, richiesta che, fino ad adesso, non hanno fatto. Questo non dipende da noi», ha ribadito il titolare della Farnesina aggiungendo che, una volta ottenuti, «bisogna chiedere i domiciliari in Italia». «Siamo pronti a fare tutto ciò che serve», ha aggiunto, precisando: «Noi seguiamo il caso rispettando le norme vigenti e tutto ciò che è possibile per garantire una detenzione rispettosa dei diritti della persona. Ma l'Italia non può intervenire sul procedimento penale». «La nostra richiesta rimangono i domiciliari in Italia e, al momento, escludiamo di chiederli in Ungheria, ma valutiamo tutto e vediamo cosa ci propongono», ha replicato l'avvocato Eugenio Losco. --