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La prospettiva di una tregua per un nuovo scambio di prigionieri resta lontana e Gaza continua ad essere bersagliata dal fuoco. E nel caos del conflitto senza quartiere con Hamas monta l'esasperazione delle famiglie degli ostaggi israeliani, che hanno bloccato il valico di Kerem Shalom impedendo ai camion degli aiuti di entrare nella Striscia. Fino a quando i loro cari non ritorneranno a casa. Anche nel Mar Rosso la situazione è sempre più incandescente, perché gli Houthi hanno tentato di colpire altri due mercantili occidentali. Le voci di un accordo di principio per un cessate il fuoco di trenta giorni, diffuse dai media internazionali, sono state smentite ieri mattina da fonti israeliane. «Nessuna svolta, restano molte distanze, ci vorrà molto tempo, perché c'è un continuo inasprimento delle posizioni di Hamas», la versione dello Stato ebraico. Opposta quella del governo egiziano impegnato nella mediazione. Secondo il ministero degli Esteri del Cairo è «l'assenza di volontà politica israeliana che impedisce il raggiungimento di qualsiasi accordo». Questa permanente situazione di stallo ha provocato una nuova, l'ennesima, protesta in Israele. A Tel Aviv e al valico di Kerem Shalom con la Striscia. Dove centinaia di persone hanno bloccato il passaggio dei convogli umanitari. Rappresentanti delle famiglie dei rapiti, ma anche membri delle famiglie dei soldati caduti in battaglia che non vogliono che Israele «faciliti l'ingresso di aiuti al nemico». Il risultato, 51 camion su 60 sono stati costretti a tornare indietro.