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La missione militare blustellata nel Mar Rosso si avvicina (benché i tempi restino pur sempre europei). I 27 - stando a quanto sostiene una fonte diplomatica - hanno espresso un «ampio consenso» alla necessità di agire «in modo rapido e pragmatico» per proteggere gli interessi commerciali del blocco nell'area. In giornata un mercantile battente bandiera maltese ma di proprietà greca è stato colpito da un missile degli Houthi mentre era in viaggio verso nord. E la Shell (che è anglo-olandese) ha annunciato lo stop alla navigazione nel braccio di mare conteso. L'Ue si muove con circospezione. Non solo per una rapidità decisionale anni luce differente da quella di Londra e Washington: l'intenzione è quella di non voler partecipare all'escalation delle tensioni. I 27 hanno scelto l'opzione - contenuta nella proposta del Servizio di Azione Esterna (Eeas) della Commissione - di creare una missione sulla base della già esistente Agenor (a guida francese) e con un raggio d'azione «dal Golfo e dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso». Ora si chiederà al Gruppo Politico-Militare di fornire «raccomandazioni» e al Comitato militare dell'Ue di dare «al più presto» le indicazioni militari sulla «gestione operativa» - con un primo passaggio previsto già lunedì in occasione del Consiglio Affari Esteri. Roma e Parigi sono le capofila. Nel corso di una videoconferenza tra il ministro Crosetto e l'omologo francese Lecornu, Italia e Francia non solo hanno espresso la volontà di «dare rapido impulso» alla missione europea ma concordato sul fatto che potrebbero partecipare pure «Paesi non Ue» che condividono «l'importanza della libera navigazione» e le cui rotte commerciali «siano messe in pericolo dagli attacchi terroristici Houthi». --