Senza Titolo
L'Epifania, tutte le feste se le porta via: dove le conduca, questo proverbio non ce lo dice. D'altra parte, i proverbi sono sì portatori di antica saggezza ma, spesso, lo sono a loro insaputa. Sta a ciascuno di noi lavorarci sopra. Collegando e provando a dare un senso a punti sparsi nel tempo. Il tempo: ovvero quell'universo che, ben più rilevante dello spazio dove siamo catapultati, fa da palcoscenico all'essenzialità del nostro esserci. Un universo, il tempo, dove è facile smarrirsi. Perdersi, ovvero "perdere tempo". O non sapere come transitarvi, ovvero come "ingannare il tempo". Un rischio che corriamo un'infinità di volte e non solo come singole esistenze ma come comunità e istituzioni e generazioni che si succedono su un territorio.Il tema del tempo, e del come ci facciamo fronte, sembra essere roba da filosofi, da intellettuali che hanno "tempo da perdere". E invece, con brillante intuizione, la questione del tempo è stata al centro, la sera del 21 dicembre scorso, al Politeama di Pavia, di "Rivivere", un evento proposto dal policlinico San Matteo e ideato dalla sua direzione scientifica. Per chi vi ha partecipato, o per chi, come il sottoscritto, ai domiciliari per malanni di stagione, vi ha assistito da remoto, "Rivivere" ha significato godere di un suggestivo e geniale momento di riflessione. Orchestrato in forma teatrale dagli ottimi attori della compagnia "In scena Veritas", su testo di Marco Bianciardi. Riflessione su cosa? Sul tempo, e sul ruolo che gioca nell'attività quotidiana che si svolge dentro una grande istituzione di ricovero, di cura e di ricerca quale il nostro Irrcs San Matteo. Un San Matteo che si può sintetizzare in cifre e dati assai significativi (ma non cercateli nelle pagine d'ingresso del sito istituzionale che vi offre quelli del 2016). Trovateli - chi cerca, trova, no? - nelle relazioni di performance redatte dalla presidenza Venturi. Un San Matteo dunque, nel '22, da quasi 900 posti letto, 31mila pazienti annui per oltre 230mila giorni di degenza complessivi, 2 milioni di prestazioni ambulatoriali, 90mila pazienti accolti in Pronto Soccorso e, last but don't least, 1.265 pubblicazioni uscite sulle più rilevanti testate scientifiche. Un San Matteo che si può riassumere dando i numeri - oltre 3.500 dipendenti, circa 2.700 sono addetti alle cure dei pazienti, più di 300 a compiti amministrativi, oltre 400 ad attività tecniche, un centinaio di borsisti e ricercatori, poco meno gli universitari - oppure, come si è fatto con l'evento di "Rivivere", affrontando un'essenza ancora più rilevante e veritiera. Quella del rapporto tra la cura e il tempo.Presentando - in forma teatrale - tre casi clinici (il tempo dell'emergenza, in Pronto Soccorso; il tempo della degenza, in un caso affrontato in reparto, e un tempo "sospeso" tra presente e passato, in un terzo e ulteriore caso). Con questa narrazione si è dispiegata una modalità efficace ed esemplare di comunicazione e riflessione, diretta all'intera comunità e non solo agli addetti ai lavori. Una modalità che è auspicabile non solo venga regolarmente riproposta e ampliata, quasi istituzionalizzata, per sempre meglio saldare i cittadini al San Matteo, ma venga imitata da altre istituzioni. A cominciare da quelle locali. Ad esempio, il Comune di Pavia che, quanto al rapporto col tempo - perdere tempo, guadagnarlo, buttarlo - qualcosa dovrebbe pur fare. Lo dovrebbe capire anche in un'Epifania che non è tanto la festa dei re magi ma, etimologicamente, rappresenta l'"apparire". L'intuizione piena della veridica e irripetibile realtà temporale, in altre parole, la storia, in cui tutti siamo immersi e operiamo. Un tempo che è anche possibilità che ci viene data di correggere errori e migliorare. Agendo, per il bene comune, dentro i nostri giorni. --