Il discorso di Mattarella un volo nobile e alto sopra le possibili trappole

Traduzione rapida del discorso di fine anno: Sergio Mattarella ha volato al di sopra delle possibili trappole tese, con una certa meticolosità, da tutte le parti. Da destra, ansiosa di renderlo un bersaglio e da sinistra, pronta a trasformarlo in una bandiera più efficace delle proprie. Scelta di eleganza, certo. Ma anche - e soprattutto - di necessità, per tenere al riparo il suo ruolo dalla polvere. Non c'è, nelle sue parole, un solo possibile appiglio, per chi avesse voluto iniziare l'anno con una bella polemica: né sulla riforma costituzionale, né sui tanti temi della discordia, dal Mes al Patto di Stabilità. E più in generale sulla questione europea. Sapendo quando gli sta a cuore, non è una disattenzione.Più che un discorso "politico" in senso stretto il suo è un inno laico e costituzionale (contro la guerra e contro la violenza), suonato sulle note dei valori e dei principi. Che parla all'Italia guardando al mondo così confuso in questo complicato tornante della storia: il suo avvitamento su stesso, l'inconcludenza delle Nazioni unite, l'indecisionismo europeo, la balbettante ricerca (o forse neanche quella) di un nuovo ordine mondiale e gli appuntamenti prossimi che, se possibile, possono renderlo ancora più confuso, come le elezioni americane prima ancora di quelle europee. C'è questo sullo sfondo. E c'è l'Italia, coi suoi mali antichi e nuovi, anch'essa ripiegata su se stessa e imprigionata in una discussione molto domestica e presentista.E tuttavia, pur rimanendo arbitro, le sue parole non sono affatto "neutre" rispetto all'Italia cattivista e al linguaggio violento così in voga, dai social alla politica che ne mutua le logiche. E nemmeno rispetto alla propaganda del "va tutto bene" che si nutre, nelle tv pubbliche occupate e in quelle private al governo, di rimozioni e piaggeria verso il potere di turno. Rappresentano, al tempo stesso, un principio di realtà e un altro approccio possibile: inclusivo, solidale, che non si rassegna alla logica del più forte.C'è "un'altra idea dell'Italia" nel modo in cui declina la parola unità e negli esempi indicati per sollecitare una tensione, anche politica, verso valori comuni: dalla gente di Cutro o ai ragazzi impegnati nel riscatto di Casal di Principe, ai nuovi angeli del fango che cantano "Romagna mia". C'è un'altra idea dell'Italia nella difesa dei diritti e nella preoccupazione per l'impoverimento delle nostre democrazie flagellate dall'astensionismo. E c'è, in questa visione, un'altra idea di "orgoglio italiano", parola declinata a palazzo Chigi con postura divisiva.Insomma: è il discorso, popolare e diretto, di chi tiene vivo il suo rapporto col paese, la sua vera forza, consapevole di incarnarne l'unità profonda. Saranno mesi difficili e della sua autorevolezza ci sarà bisogno, anche per interventi più di "indirizzo". A tempo debito. E magari proprio questo suo rapporto col paese renderà più complicato l'assalto al Colle via riforma costituzionale. --