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Sono state rinviate a giudizio Liliane Murekatete e Marie Therese Mukamitsindo, moglie e suocera del deputato, già Alleanza Verdi e Sinistra e ora al gruppo misto, Aboubakar Soumahoro. Lo ha deciso il gip di Latina, accogliendo le richieste della procura, nell'ambito della tranche di indagini che le vede accusate di reati fiscali per la gestione di cooperative di supporto ai migranti. A processo anche altre quattro persone. La prima udienza del processo è fissata per il 24 gennaio. Murekatete e Mukamitsindo erano già state raggiunte, da un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nell'ambito dell'altra parte dell'inchiesta in cui si indaga per frode nelle pubbliche forniture, bancarotta fraudolenta patrimoniale e autoriciclaggio. L'indagine della Procura riguarda la gestione dei fondi pubblici da parte delle cooperative che si occupano di migranti nella provincia Pontina. L'indagine della Finanza È emerso «un sistema fraudolento» che tra il 2017 e il 2022 avrebbe dirottato per acquisti personali il denaro destinato alle casse delle cooperative di supporto ai migranti che operano nel basso Lazio. Mentre i migranti, secondo gli inquirenti, vivevano invece in condizioni di degrado e in edifici fatiscenti. Una struttura criminale a conduzione «familiare» in cui il ruolo di Mukamitsindo e Murekatete, secondo l'impianto accusatorio, era centrale. Nei loro confronti i pm di Latina contestano operazioni contabili irregolari, finalizzate ad evadere le tasse anche mediante false fatture. Nella richiesta di rinvio a giudizio i magistrati pontini definiscono «spregiudicata e opaca» la gestione dei fondi: il sospetto è che venissero utilizzati anche per l'acquisto di abbigliamento di lusso, gioielli e sedute dall'estetista. Murekatete, difesa dall'avvocato Lorenzo Borrè, ha sempre respinto le accuse di aver utilizzato i fondi pro-migranti delle cooperative per acquistare beni voluttuari. «Quegli acquisti non li ho effettuati io, non ho mai avuto in uso carte di credito della cooperativa», ha detto Liliane in dichiarazioni spontanee davanti al Gip nel novembre scorso aggiungendo che «gli unici pagamenti da lei effettuati sono stati gli stipendi, più le spese per acquistare il cibo per gli ospiti della struttura». Fondi inviati all'estero per 472.909 euro con «casuali risibili - afferma il giudice - probabilmente per giustificare ipotetici progetti fuori dall'Italia, non previsti ». --