Flavescenza dorata, ricerca sui ceppi di vite più resistenti

lo studioLa ricerca in soccorso dei viticoltori, anche oltrepadani, per affrontare la malattia della flavescenza dorata sulle viti. Dopo i ceppi di vitigno Pinot nero resistenti a peronospora e oidio, presentati nel corso di un recente convegno al Centro del Pinot nero di Montecalvo Versiggia, mercoledì scorso si è tenuto a Milano un convegno, organizzato dal servizio fitosanitario regionale, per fare il punto sulla battaglia alla flavescenza dorata, patologia tra le più diffuse tra i vigneti lombardi, anche grazie ai risultati degli studi sulla resistenza della vite. Una tavola rotondaL'Oltrepo era presente con la Coprovi di Casteggio, che ha partecipato nel pomeriggio ad una tavola rotonda, dove si raccontavano le esperienze dei territori della Lombardia. «Le novità riguardano principalmente i nuovi studi che si stanno facendo sulla malattia - spiega Luigi Defilippi di Coprovi Casteggio, che era presente al convegno -. In particolare, si stanno selezionando dei ceppi di vite più resistenti alla malattia rispetto ad altri. Le ricerche, infatti, hanno dimostrato che queste viti innescano dei meccanismi di resistenza che rendono contenuti gli effetti della patologia: in pratica, la pianta si infetta, le foglie si ingialliscono e diventano gommose, poi in inverno si pota e riparte normalmente. Inoltre, si stanno studiando dei trattamenti particolari per aiutare la pianta a contenere l'infezione. La ricerca si sta muovendo, anche se i tempi saranno lunghi perché è lungo il ciclo vegetativo della vite e bisogna capire gli effetti di questi studi sul contenimento della malattia». Tecnici ed esperti presenti al convegno, inoltre, hanno sottolineato l'importanza di osservare anche l'evoluzione della malattia, perché è limitativo concentrarsi solo sullo scafoideo, il vettore principale della flavescenza, perché possono esserci anche altri insetti portatori.Per questo, in attesa delle prime applicazioni pratiche della ricerca nei vigneti, valgono le regole di contenimento previste dalle linee guida nazionali: estirpare il prima possibile i ceppi infetti, effettuare i trattamenti obbligatori (in Lombardia, due per i vigneti a conduzione normale e tre per quelli a conduzione biologica), monitorare anche le zone limitrofe ai vigneti, in particolare se si rileva la presenza di incolti. Per quanto riguarda il territorio dell'Oltrepo Pavese, in base al monitoraggio effettuato dal servizio fitosanitario regionale nel 2022, la diffusione della flavescenza sfiora il 3% (1.310 piante infette su 46 mila): «Quest'anno non sono stati registrati particolari picchi a livello regionale - conclude Defilippi -. In Oltrepo comunque il problema c'è, non dobbiamo abbassare la guardia e dobbiamo mettere in atto tutte le buone pratiche agronomiche, senza dimenticare la lotta anche a quello che non è il vettore principale della malattia». I risultati del convegno di mercoledì saranno illustrati, a tecnici, viticoltori e operatori oltrepadani, in un incontro, in programma martedì 12 dicembre, a partire dalle 15, alla Fondazione Riccagioia di Torrazza Coste. --Oliviero Maggi