Senza Titolo

Ci sono domande che, più di tante risposte, sono fondamentali. Fanno comprendere non solo chi siamo ma in che modo vorremmo esserlo. Anzi, in che mondo vorremmo esserlo. "Dov'è casa?" per esempio, è una di queste domande. A questo interrogativo, anni fa, uno spot televisivo di grandissimo successo dava la sua risposta. Erano arrivati, da tempo, lo schermo a colori e, da poco, la tv commerciale. E questo spot, in ognuna delle nostre abitazioni, forse delle nostre vite, spargeva un messaggio rassicurante e mieloso che, chissà perché, ci emozionava tutti. Con quell'immagine di una bimba in impermeabile giallo in cammino sotto la pioggia, da scuola verso casa; con l'attesa dei genitori nel tepore domestico di una cucina dove l'acqua in pentola stava per bollire; con le note dell'Hymne di Vangelis messe lì apposta per schiodare cuori e far zampillare emozioni. Emozionava, quello spot, perché evidenziava sentimenti che a tutti, grandi e piccini, parlavano. Ma, forse, quello spot funzionava soprattutto perché allertava. Faceva sentire come, dentro quella narrazione, ci fosse qualcosa in sospeso e che dunque mancava. Un'assenza imperniata su una domanda: "Dov'è casa?" che aleggiando su ogni immagine non aveva neppure bisogno di essere esplicitata. Poiché quello spot non era nient'altro che un itinerario maieutico. Dove, ad ogni passo sotto la pioggia di quella creaturina in cerata gialla, ci batteva il dubbio: la bimba si smarrisce? O arriva a casa?Arrivava, ovviamente, a casa. Perché "dov'è c'è Barilla, c'è casa". La mamma buttava la pasta, Barilla ovviamente, ed ecco la bimba spuntare dal niente. Anzi, dall'acqua scrosciante. Sarebbe stato più logico, arriva la bimba e si butta la pasta. Ma lo spot funzionava proprio perché, a nostra insaputa, andava all'inverso: si butta la basta e arriva la bimba. Una magia. Anzi, una genialata.Tutto questo, per dire che nei giorni scorsi, capitandomi di far tappa in diverse biblioteche operanti, da poco o da tanto, sul nostro territorio, mi è venuto in mente lo strano concetto per cui "dov'è c'è biblioteca, c'è casa". Non è un pensiero mio, per la verità. Esce dal libro intitolata "La casa di tutti", edito da Laterza e scritto da Antonella Agnoli, ideatrice e demiurga della nascita e della crescita lungo la penisola di tante biblioteche, grandi e piccole, sorte negli anni al servizio dei territori e delle comunità. Un'autrice, la Agnoli, che sarebbe bello avere tra noi. In un confronto da organizzare presto, in qualche nostro Comune, sul tema delle biblioteche come strumento di comunità e di cittadinanza. Sarebbe l'occasione per valorizzarle e confrontarci sul nostro sistema bibliotecario - articolato in Pavese, Lomellina e Oltrepò - che unisce oltre alle grandi biblioteche cittadine una rete preziosa di biblioteche locali. Affidate il più delle volte al lavoro di volontari. Sostenute con fatica, di questi tempi, dalle scarse risorse dei Comuni. E alle prese con mille difficoltà per poter sopravvivere. Eppure - ci vorrebbe un reportage a tappe per raccontarlo in dettaglio ai nostri lettori - ognuna di queste biblioteche, seppur così diverse l'una dall'altra, è il ritratto veridico della propria comunità. E, varcatane la soglia, conferma di essere una casa di tutti. Succede alla Biblioteca Ragazzi Paternicò Prini, nel vecchio Broletto, così affollata ogni sabato mattina, da far sognare quanto sarebbe bello avesse una location più adeguata al lavoro che vi si svolge. Ma altrettanto ci si sente a casa, cittadini grandi o piccini che si sia, nelle biblioteche di paesi e città sparsi sul nostro territorio. Risorse preziose da incrementare e valorizzare. Perché, appunto, la magia funziona. E dove c'è biblioteca, c'è casa. Anzi, comunità. --