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Maria Fiore / PAVIAPer ora l'accusa non cambia, nonostante le richieste degli avvocati, ribadite ieri mattina alla sala dell'Annunciata dove, in più tappe, si sta svolgendo l'udienza preliminare. Ma la contestazione di devastazione e saccheggio, formulata nei confronti di 97 detenuti ed ex detenuti coinvolti nella rivolta del marzo 2020 nel carcere di Torre del Gallo, potrebbe risentire, nelle prossime tappe del procedimento penale, del "pacchetto sicurezza" approvato dal Consiglio dei ministri il 16 novembre e che, tra le altre cose, introduce un reato specifico sulle rivolte in carcere. Per chi «organizza o partecipa una rivolta in carcere con atti di violenza, minaccia o con altre condotte pericolose» sono previste pene fino a un massimo di 6 anni di reclusione. Un trattamento sanzionatorio più mite (anche se l'intenzione del disegno di legge sarebbe all'opposto di inasprire le pene) rispetto all'attuale ipotesi di reato, formulata dal pubblico ministero Chiara Giuiusa. Per il reato di devastazione e saccheggio, infatti, gli imputati del processo di Pavia rischiano da 8 a 15 anni. le richieste di abbreviatoEd è proprio per il reato contestato, e quindi per il rischio di una pena alta, che nessuno degli imputati ha chiesto di patteggiare. Sono arrivate invece una decina di richieste di abbreviato, mentre tutti gli altri imputati, quindi la maggioranza, vogliono discutere la loro posizione, sperando di scongiurare il processo. Nella sala dell'Annunciata (scelta proprio per contenere un numero elevato di imputati e avvocati), in una piazza Petrarca ancora blindata per le misure di sicurezza, con la sosta e il transito vietati alle auto, si è svolta ieri mattina la seconda tappa dell'udienza preliminare davanti al giudice Guglielmo Leo, che dovrà appunto decidere per l'eventuale processo, così come chiesto dalla procura.Il giudice ha respinto alcune istanze delle difese, compresa quella in cui si chiedeva di riqualificare il reato in danneggiamenti o resistenza a pubblico ufficiale. Nell'udienza del 30 novembre comincerà la discussione del pubblico ministero e saranno sentiti gli imputati che hanno chiesto di parlare. Nelle udienze del 7 e 14 dicembre si entrerà nel merito delle singole posizioni, anche attraverso l'intervento dei difensori. il filmato della rivoltaAlla prossima udienza il pubblico ministero farà vedere in sala alcuni filmati della rivolta a Torre del Gallo. La sera dell'8 marzo di tre anni fa, in piena emergenza Covid, i detenuti del carcere di Pavia, sull'onda delle proteste andate in scena in diverse carceri italiane, organizzarono una sommossa contro il blocco dei colloqui e, in generale, le condizioni di detenzione e sovraffollamento delle celle durante l'emergenza sanitaria, che avrebbero aumentato il rischio di contagio. Alla fine alcuni detenuti riuscirono a salire sui tetti del carcere e, infine dopo una difficile mediazione, tornarono nelle loro celle. Secondo il bilancio dei vertici del carcere la notte di rivolta, durata sette ore, comportò un danno di circa un milione di euro, tra porte divelte, arredi e materassi incendiati, estintori svuotati. Tre agenti della polizia penitenziaria rimasero feriti nel tentativo di reprimere la ribellione. Le indagini si sono avvalse soprattutto delle relazioni degli agenti in servizio quella sera, che avevano dovuto riportare la situazione alla calma. Alla protesta parteciparono 200 detenuti del carcere, ma gli accertamenti hanno portato a identificarne poco meno di un centinaio. Soprattutto, secondo le contestazioni, i 97 detenuti per i quali viene chiesto il rinvio a giudizio avrebbero avuto, rispetto ai compagni, un ruolo più distinto, come fomentatori oppure come collaboratori attivi. --