Senza Titolo
Una bimba di tre anni con doppia cittadinanza israeliana e americana tornerà libera nelle prossime ore dopo una prigionia a Gaza di un mese e mezzo grazie all'intervento personale del presidente Usa Joe Biden che ha parlato del suo caso con l'emiro del Qatar Tamin bin Hamad al-Thani. Assieme a lei, hanno fatto sapere funzionari americani, altre due cittadine Usa saranno rilasciate nel contesto della liberazione - nei primi quattro giorni di cessate il fuoco - di circa 50 ostaggi tenuti prigionieri da Hamas. La bambina è Avigail Idan, rapita da Hamas il 7 ottobre nel kibbutz di Kfar Aza dopo l'assassinio a bruciapelo dei genitori, Roi e Smadar. I due fratelli maggiori di Avigail riuscirono a mettersi in salvo, restando chiusi per ore in un armadio di casa. La piccola invece era corsa da una vicina di casa, Hagar Brodtz, che pure è stata rapita dai miliziani assieme ai suoi tre figli. Ieri sera Israele ha ricevuto la lista degli ostaggi che saranno rilasciati nel primo giorno di tregua, è stata data al capo del Mossad David Barnea che si trova in Qatar, secondo quanto riportato dalla tv Canale 12. La fazione islamica ha ricevuto da Israele una lista con un centinaio di nominativi tra cui scegliere e si presume che i primi a rientrare in patria saranno bambini, adolescenti, donne e anche anziani, alcuni dei quali malati. Un ritorno così massiccio di ostaggi è senza precedenti per lo Stato ebraico. Sei importanti centri medici sono stati messi in stato di allerta e hanno ricevuto ordine di allestire reparti separati per consentire a quanti tornano dalla prigionia a Gaza - probabilmente dopo essere stati segregati in bunker per 45 giorni - di recuperare gradualmente il proprio equilibrio, fisico e mentale. Una volta rilasciati da Hamas, passeranno nelle mani della Croce Rossa e quindi di soldati che sono stati incaricati di accompagnarli nelle cliniche. Le istruzioni ai militari che prenderanno in custodia i bambini sono molto dettagliate. Dovranno presentarsi con il proprio nome, spiegare che sono soldati di Israele e che hanno avuto l'incarico di portarli al sicuro dai loro cari. Qualora vedano che i bambini faticano a muoversi, devono offrire loro aiuto, ma senza imporsi. Dovranno inoltre astenersi dal rispondere se i piccoli chiedono dove sono i genitori, perché in molti casi la risposta può essere traumatica e va affidata ad un familiare o ad uno psicologo infantile. --