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L'estrema destra israeliana vuole la pena di morte per i terroristi di Hamas. Il partito Potere ebraico del ministro Itamar Ben Gvir ha imposto alla Commissione parlamentare per la sicurezza nazionale il dibattito su un emendamento alla legge sulla pena capitale per terroristi: una norma che peraltro già esiste ma che finora non è mai stata applicata. L'ipotesi ha scatenato forti reazioni anche perché è giunta in un'altra giornata critica in cui il gabinetto di guerra israeliano è impegnato in una trattativa indiretta con Hamas per lo scambio di prigionieri. Invano sono giunte le suppliche di familiari di ostaggi, che ritengono l'iniziativa assolutamente improvvida perché rischia di mettere in pericolo immediato la vita dei loro cari in prigionia nella Striscia di Gaza. Solo in un secondo tempo il portavoce della coalizione di governo, Ophir Katz, ha ricordato che comunque quell'emendamento deve essere ancora discusso e approvato dal governo. Dunque sarebbe stato preferibile non convocare affatto la seduta. In Israele la pena di morte è stata eseguita una volta soltanto: nel 1962 nei confronti del gerarca nazista Adolf Eichmann. Per i casi di terrorismo, può essere comminata da tre giudici di una corte militare, ma solo all'unanimità. Condizione ritenuta superata dai tempi dalla parlamentare di Potere ebraico Limor Son Har-Melech, vedova di un israeliano ucciso 20 anni fa in un attentato terroristico mentre lei era in sala parto. A marzo, in lettura preliminare, Har-Melech aveva presentato una bozza di legge in base alla quale la pena di morte non dovrebbe più passare per l'unanimità di tre giudici. Ieri un suo compagno di partito, Zvi Vogel, ha convocato alla Knesset la Commissione per la sicurezza nazionale. Invano alcuni parenti di ostaggi hanno cercato di fare appello ai suoi sentimenti. «Cerchiamo di non parlare di forche - ha esclamato uno dei familiari - mentre a Gaza i nostri cari hanno un cappio al collo». Il comportamento di Potere ebraico è stato biasimato dagli altri partiti della Knesset, convinti che la seduta fosse del tutto superflua, in quanto il governo non si è ancora espresso in materia. Un'aspra condanna è giunta anche dal ministro Benny Gantz, secondo cui non è certo questo il momento di fare «bassa politica» in parlamento. --