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Sembrava vicino l'accordo tra Hamas e Israele per il rilascio di almeno una parte di ostaggi, ma una nuova fumata nera chiude il quarantesimo giorno di prigionia per i 239 rapiti nell'attacco terroristico del 7 ottobre. La base negoziale, mediata dal Qatar e concordata con gli Stati Uniti, prevede il rilascio di 50 israeliani tenuti nei sotterranei di Gaza in cambio di tre giorni di cessate il fuoco sulla Striscia. Nuove condizioniMa, secondo fonti arabe e palestinesi citate da Haaretz, i colloqui sono entrati in una nuova fase di stallo: Hamas - che pure avrebbe accettato «le linee generali» dell'accordo - ha alzato la posta e Israele ha rifiutato. Secondo l'agenzia Reuters, l'organizzazione terroristica ha dato il suo assenso di massima all'intesa che dovrebbe prevedere anche il rilascio di alcune donne e bambini palestinesi dalle carceri israeliane e il via libera a un maggiore afflusso di aiuti umanitari diretti alla popolazione di Gaza. Tuttavia, ha aggiunto la stessa agenzia citando un funzionario informato del dossier, Israele non ha ancora detto di sì e sta negoziando i dettagli. Non è chiaro, ad esempio, quanti siano le donne e i bambini palestinesi che dovrebbero essere scarcerati come parte dell'accordo in discussione. Dal canto suo Hamas ha accusato Israele di «temporeggiare» sul raggiungimento dell'intesa, ritardando così il rilascio di 50 ostaggi «per continuare la sua aggressione e la sua guerra contro civili indifesi». Ma a ostacolare l'intesa ci sarebbero in realtà nuove condizioni poste da Hamas che Israele non intende accettare. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, i miliziani palestinesi hanno chiesto 5 giorni di tregua al posto dei tre che Israele era disposto a concedere. Non solo: Hamas ha chiesto anche di consentire libertà di movimento tra il sud e il nord di Gaza. Ma la richiesta probabilmente più inaccettabile per Israele è quella che, oltre allo stop ai raid aerei e alle azioni sul terreno, l'esercito israeliano fermi in quei giorni anche il sorvolo dei suoi droni sulla Striscia: Hamas teme infatti che la sorveglianza israeliana sveli le sue strategie operative e di intelligence e, soprattutto, la localizzazione degli ostaggi, compresi quelli che non verranno liberati in base all'accordo, al momento l'arma più potente nelle mani dei terroristi nei confronti del nemico. Nemmeno l'irruzione dei soldati nell'ospedale Al-Shifa ha portato a individuare la loro prigione. Che qualcosa si stia comunque muovendo attorno alla sorte dei rapiti è ormai emerso da giorni. Uno spiraglio si era aperto anche con le parole pronunciate martedì da Biden: «Credo che ci sarà il rilascio degli ostaggi». Il presidente americano ha poi sentito il premier israeliano Netanyahu: i due leader hanno discusso «degli sforzi in corso per garantire il rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas, tra cui molti bambini e un certo numero di americani», ha fatto sapere la Casa Bianca. I familiari degli ostaggi - ai quali si è aggiunto anche un neonato, venuto al mondo nel buio dei tunnel da una mamma rapita quando era incinta - sono al secondo giorno di marcia tra Tel Aviv e Gerusalemme. La questione è stata affrontata anche in una telefonata tra la premier Meloni e il presidente turco Erdogan. Nel colloquio Meloni ha ribadito «la necessità di un immediato rilascio degli ostaggi e il sostegno a pause umanitarie per Gaza». Il leader di Ankara ha detto di aspettarsi che l'Italia sostenga un cessate il fuoco per fermare «le atrocità contro la terra palestinese», promettendo di portare Israele davanti ai tribunali internazionali per i suoi «crimini di guerra». --