Le immagini di cittadini israeliani impotenti per ore nei loro rifugi mentre il 7 ottobre Hamas imperversava nelle loro strade e mieteva vittime hanno lasciato una traccia profonda. Lo confermano anche dati pubblicati dal ministero per la sicurezza nazionale, secondo i quali nelle sei settimane trascorse da allora le richieste di porto d'armi sono state 236mila: un numero che equivale al totale delle richieste degli ultimi 20 anni. Ogni giorno, si spiega, vengono rilasciati 1.700 permessi: l'anno scorso la media era di 94. In 18mila hanno già ottenuto la licenza e superato l'esame di abilitazione dopo un corso di quattro ore e mezzo. Per il ministro per la sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, leader del partito di estrema destra'Potere ebraico'e residente in un insediamento della Cisgiordania, «queste armi salvano vite umane». In realtà il suo progetto di distribuire armi ai cittadini era stato elaborato già all'inizio del 2023. «Occorre accrescere la sicurezza personale dei cittadini», ha ripetuto spesso Gvir, riferendosi sia al diffondersi del crimine, in Galilea e nel Negev, sia al rischio che in periodi di polarizzazione politica nelle città israeliane a popolazione mista ebraica ed araba si verifichino violenze, come quelle del maggio 2021. Nei mesi scorsi Ben Gvir – che progetta anche la costituzione di una "Guardia civile" composta da migliaia di volontari, che affianchi la polizia e la Guardia di frontiera – ha provveduto a rendere più elastici i criteri per la approvazione del porto d'armi. Nel 2021 ne erano stati concessi 10mila, 13mila nel 2022 e 38mila nel 2023, nei mesi precedenti alla strage di ottobre . —