VIGEVANO

Una petizione inascoltata. Nei giorni scorsi circa 150 vigevanesi, molti dei quali vivono nell'area della frazione Sforzesca, hanno inviato le firme raccolte al sindaco ed al Parco del Ticino per chiedere di non autorizzare lo sversamento di fanghi nella zona di località Ronchi. Lo sversamento, che sta avvenendo proprio in questi giorni, riguarda una zona che, seppur agricola, si trova vicino alla falda acquifera, motivo che ha scatenato la mobilitazione dei residenti.

La preoccupazione è che i fanghi possano contaminare i pozzi che riforniscono le case della zona. L'autorizzazione sullo spandimento compete alla Provincia, mentre il Parco può far valere i suoi regolamenti e il parere del Comune è solo consultivo.

Claudio De Paola, direttore del Parco del Ticino, in risposta alla richiesta di nulla osta presentata alla Provincia dalla ditta interessata allo sversamento, scrive che «i terreni in esame non pongono il divieto dell'attività di recupero agronomico, nel rispetto della normativa regionale e nazionale in materia». Tradotto: su quei terreni quell'attività è consentita.

Ma c'è un "ma". «L'intervento – prosegue De Paola - è attuato in prossimità del limite morfologico individuato nel terrazzo di valle o all'interno della Valle del Ticino in aree ricche di fontanili, acque sorgive e aree umide, in cui sussiste un potenziale rischio di alterazione degli acquiferi superficiali e sotterranei collegati». In particolare, prosegue il direttore del Parco «i terreni interessarti al recupero agronomico sono a diretto contatto con la falda freatica che nella zona è prossima al piano campagna».

Anche il Comune, in risposta alle richieste dei cittadini, aveva chiesto prudenza nel rilascio dell'autorizzazione. «Il 12 settembre – riporta il documento inviato alla Provincia, al Comune di Vigevano, all'Arpa e alle due aziende coinvolte nell'intervento – il Comune di Vigevano ha inviato una nota nella quale richiama alla ponderazione nel rilascio di autorizzazioni che possano pregiudicare la natura dei luoghi», sottolineando la necessità di porre in atto verifiche dell'attività.

«Le firme non sono servite a niente – dicono i residenti –, ci sentiamo dei "sudditi" che devono accettare ciò che viene loro ordinato». —

Selvaggia Bovani

Selvaggia Bovani