Ponte sullo Staffora primo incarico per proteggere il pilone "malato"

Filiberto Mayda / voghera

È stata affidata dal Comune di Voghera, con procedura d'ugenza, la progettazione delle «opere di protezione delle strutture fondazionali del ponte di via Piacenza interessato da fenomeni erosivi in caso di piena». Poi si dovranno appaltare i lavori. Il ponte resterà chiuso almeno fino a inizio dicembre nella migliore delle ipotesi dopo l'accertamento di un problema alla pila n. 1 del ponte stesso. Dell'incarico, per un valore di poco meno di 4mila euro, si occuperà l'ingegner Paolo Giuseppe Oria, un piemontese, con studio a Rivarolo Canavese. E', questa, una prima fase di intervento che riguarda, appunto, la "difesa" dei piloni del ponte sullo Staffora, in via Piacenza, e in particolare il pilone n. 1 che presenta, come abbiamo già raccontato, una profonda "scalzatatura", provocata, forse, dall'abbassamento del letto del torrente.

L'intervento previsto

Le immagini dello stesso pilone scattate nel 2012, infatti, dimostrano come sia diventata scoperta una ulteriore fascia del pilone di circa 2,5 metri. Si tratterà poi di consolidare il pilone stesso, e forse anche gli altri, oltre a modificare il percorso del torrente in caso di piena in modo che la forza della corrente non prema sui piloni.

Il tipo complessivo di intervento era stato spiegato dagli stessi uffici tecnici in una relazione depositata il 10 ottobre scorso sotto la voce: «Analisi delle alternative e descrizione dell'intervento». In questo paragrafo si scrive: «Da una valutazione di massima, e tenuto conto delle indicazioni di cui sopra si ritiene che si debba essenzialmente procedere, successivamente all'esecuzione di indagini strumentali atte a verificare le caratteristiche geologiche dell'alveo e fondazionali/strutturali della pila n. 1, ad interventi per la risoluzione della problematica di erosione e di conseguente rischio scalzamento della pila: 1) consolidamento della fondazione della pila; 2) stabilizzazione del fondo per ridurre i fenomeni erosivi mediante posa in alveo di elementi anti erosione come rivestimenti in materiale lapideo o, in alternativa da valutare in fase di progettazione, mediante elementi localizzati, tipo soglia di fondo; 3) eventuale ridefinizione del tracciato del flusso idraulico mediante regimentazione del corso d'acqua con strutture repellenti o pennelli con la funzione di mantenere la corrente al centro della sezione stabilizzando la morfologia fluviale evitando divagazioni». Intervento complesso. Tant'è che i «tempi previsti per l'esecuzione delle opere sono ipotizzabili in giorni 180 naturali e consecutivi». Insomma, sei mesi. Ma sei mesi di chiusura del ponte di via Piacenza per l'esecuzione delle opere o sei mesi di cui la maggior parte con lavori in alveo con riapertura del ponte? Su questo non sono ancora stati forniti chiarimenti.

La cronologia degli allarmi

Nella determina di incarico all'ingegner Paolo Giuseppe Oria si ricostruisce anche la cronologia degli interventi e degli allarmi. Dato per assodato, come raccontato su queste pagine, che probabilmente dal 2020-2021 si era pensato a un intervento (all'epoca pareva non urgente) di consolidamento del ponte di via Piacenza, anche nel 2022 il progetto di consolidamento compare nel bilancio del Comune di Voghera, ma non viene finanziato o preso in considerazione per l'anno in corso. Le cose sembrano cambiare quando, nell'ambito dell'applicazione della Legge 120 del 2020, viene dato incarico per la "Digitalizzazione, classificazione del rischio, valutazione della sicurezza e monitoraggio dei ponti e viadotti comunali (...)": il 9 giugno 2023 lo ottiene la Tecnoindagini di Cusano Milanino per la spesa di 23mila euro. Da queste analisi, si scopre dalla determina, «sono emerse le problematiche relative a fenomeni erosivi interessanti le opere fondazionali, con particolare attenzione alla pila n. 1 del ponte d i via Piacenza sul torrente Staffora, fenomeni che possono risultare critici per la stabilità del medesimo ponte durante piene anche non eccezionali ». A questo punto si fora la fondazione della pila n.1 (incarico alla ditta 4 Emme di Bolzano) e infine, ora, si incarica la ditta Tecnodreni di Montebello della Battaglia, «per conoscere le caratteristiche materiche e geometriche delle fondazioni del ponte in oggetto».

Filiberto Mayda