Mancava soltanto l'ufficialità ma, con la rinuncia dell'Australia, è ormai cosa fatta, a meno di clamorose sorprese dell'ultimo minuto: scocca l'ora dell'Arabia Saudita ad ospitare i Mondiali di calcio. A poche ore dalla deadline Fifa Riad rimane l'unica candidata: sarà tra 11 anni, nel 2034, ma lo sport più popolare al mondo che mette le sue tende in casa del re bin Salman fa clamore già oggi. Una rincorsa, quella di Riad, iniziata con largo anticipo e nello scetticismo generale ma che nel corso degli anni si è sempre più rafforzata fino a divenire quasi scontata negli ultimi mesi e altrettanto criticata.

La resa di fronte allo strapotere dei petrodollari sauditi è arrivata nell'ultimo giorno di presentazione delle candidature attraverso lo scarno comunicato con cui la federazione australiana ha annunciato che, «dopo aver preso in considerazione tutti i fattori, siamo giunti alla conclusione di non candidarci per il 2034». L'Australia era reduce dal grande successo dell'organizza zione, insieme alla Nuova Zelanda, dei Mondiali femminili di quest'anno. D'altronde, Riad ha iniziato da tempo a puntare sul calcio: i sauditi ospitano da anni la Supercoppa italiana e quella di Spagna; nell'ultimo biennio, in particolare, hanno iniziato a spendere tanto, attraverso un fondo di investimento governativo, nell'acquisto di campioni come Cristiano Ronaldo e Karim Benzema e di giocatori nel pieno della carriera come Neymar e Mané.

In Italia, ma non solo, ha destato clamore il burrascoso passaggio di quest'estate di Roberto Mancini alla guida della nazionale saudita: il ct di una nazione tra le più titolare al mondo e detentrice del titolo Europeo ha preferito andare a guidare una piccola rappresentativa senza tradizione calcistica. Un segnale di forza che, evidentemente, il regno che ospita la Mecca e Medina ha voluto fortemente dare. I sauditi hanno mostrato scaltrezza per arrivare al loro obiettivo anche dal punto di vista della «politica sportiva». —