L'intensa e prolungata pioggia di razzi sparati dal Libano contro la Galilea israeliana dagli Hezbollah libanesi filo-iraniani e dai loro alleati locali ha fatto eco ai nuovi avvertimenti lanciati agli Stati Uniti dal presidente iraniano Ebrahim Raisi, secondo cui i «crimini del regime sionista hanno oltrepassato la linea rossa».

La giornata, culminata con un'escalation senza precedenti di scambi di fuoco tra Hezbollah e Israele lungo la linea di demarcazione tra i due Paesi, era cominciata col lancio da parte di Israele di bombe vicino alla base Onu di Naqura, che ospita il quartier generale del contingente Unifil, di cui fanno parte un migliaio di italiani. Non si sono registrate vittime ma sabato sera un casco blu nepalese dell'Onu è rimasto ferito da schegge di proiettili provenienti da Israele.

In questo contesto, il presidente iraniano Raisi ha ribadito che i ripetuti attacchi israeliani sui civili della Striscia di Gaza potrebbero «costringere tutti ad agire», in riferimento alle forze armate che compongono il cosiddetto Asse della resistenza anti-israeliana guidato dall'Iran: Hezbollah, Hamas e Jihad islamica. A questi tre attori si è aggiunta anche la Jamaa Islamiya libanese, formazione storica del sunnismo transnazionale e libanese che ha ieri partecipato al raduno di centinaia di persone nel centro di Beirut organizzato da Hamas e sostenuto dagli Hezbollah.

«Siamo un unico popolo, siamo un unico fronte», ha detto alla folla riunita a Piazza dei Martiri, nel centro della capitale libanese, Abu Abed Mashhur, uno dei leader di Hamas in Libano . —