La tendopoli dell'Unrwa a Khan Younes è in assoluto uno dei posti più tristi nel sud della Striscia di Gaza, dove - su istruzione delle forze armate israeliane - sono riparati centinaia di migliaia di sfollati palestinesi. Esaurito ogni possibile spazio libero nelle scuole dell'agenzia Onu per i rifugiati, l'unico luogo di accoglienza per gli ultimi arrivati è appunto questa tendopoli dove, almeno, si avverte la brezza marina. Ma quante persone ci si trovano adesso? Il funzionario dell'Unrwa allarga le braccia: «In origine dovevano essere 5.000. Ma nessuno si prende la briga di registrarsi quando entra o quando esce. Saranno molti di più, magari anche 10 mila».
I primi sfollati raccontano di aver trascorso le prime notti in riva al mare. «Dopo tre giorni, quando è stata allestita la tendopoli, siamo entrati». Ma anche così la vita è durissima. Le tende sono calde e c'è polvere nell'aria. Per cucinare bisogna accendere dei piccoli falò perché manca il gas. L'acqua potabile viene trasportata con carretti da un vicino impianto di desalinizzazione. Per usare i gabinetti occorre fare lunghe file, le docce non esistono.
Nonostante il degrado, anche ieri si sono registrati nuovi arrivi. La marcia su strade polverose, gli spostamenti forzati di centinaia di migliaia di persone. Tutto questo ha riacceso nei più anziani i ricordi traumatici della Nakba, la nascita di Israele e la condizione di profughi per masse enormi di palestinesi. «Dopo tutti questi bombardamenti - dicono alcuni sfollati - non c'è più nemmeno la certezza che finita la guerra ci sia ancora una casa dove tornare». —