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Nuova richiesta di archiviazione per un caso di aiuto al suicidio con indagato Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni nonché candidato alle suppletive per il Senato a Monza. A presentarla è stata la procura di Firenze, secondo quanto riferisce La Nazione, per il caso di Massimiliano, il 44enne di San Vincenzo (Livorno), gravemente malato di sclerosi multipla, che l'8 dicembre dell'anno scorso aveva deciso di morire col suicidio assistito in una clinica in Svizzera, vicino a Zurigo. Risale invece a un mese fa la notizia della richiesta di archiviazione, presentata dalla procura di Milano, per l'accusa di aiuto al suicidio per Marco Cappato per i casi di altre due persone accompagnate a morire in una clinica svizzera: Romano, 82 anni, ex giornalista e pubblicitario, relegato in un letto da una forma grave di Parkinson, ed Elena Altamira, 69enne veneta malata terminale di cancro. Massimiliano si era rivolto all'associazione Luca Coscioni per essere aiutato a morire: malato da 6 anni di sclerosi multipla, non era però tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e non aveva quindi possibilità di accedere al suicidio assistito in Italia poiché privo di uno dei requisiti della sentenza 242/2019 della Corte costituzionale sul caso Cappato\Dj Fabo. Il giorno dopo la scomparsa del 44enne lo stesso Cappato, insieme a Felicetta Maltese, fiorentina, attivista della campagna Eutanasia Legale, e alla giornalista Chiara Lalli, che avevano accompagnato il 44enne in Svizzera, si erano presentati alla caserma dei carabinieri di piazza Santa Maria Novella per autodenunciarsi. «Mi sono unito all'autodenuncia - aveva spirgato Cappato in quell'occasione - in quanto responsabile legale dell'associazione Soccorso Civile, che ha finanziato e organizzato questo viaggio. Dell'associazione fanno parte Mina Welby e Gustavo Fraticelli». --