Maria Fiore / PAVIA

La sua difesa, nei processi che lo hanno finora visto coinvolto, è che «sono le donne» a cercarlo, perché attratte da lui e dal suo talento come cantante neomelodico. Ma il collegio dei giudici di Pavia, come era avvenuto a settembre a Marsala, ha ritenuto più convincente la versione della vittima e ha condannato Giuseppe Bonanno, un 31enne originario di Castelvetrano, in provincia di Trapani, a cinque anni di reclusione per violenza sessuale. Secondo l'accusa l'imputato avrebbe abusato di una giovane di 25 anni a cui aveva dato un passaggio verso casa nell'agosto del 2017, quando l'uomo si trovava a Pavia per ragioni di lavoro.

l'altra condanna

Lo stupro, secondo il capo di imputazione, sarebbe avvenuto in una zona di campagna isolata, a qualche chilometro di distanza dalla città, sulla strada verso l'abitazione della ragazza. La sentenza di Pavia arriva a distanza di un mese da un altro verdetto di condanna a 11 anni pronunciato, a settembre, dal tribunale di Marsala. In questo giudizio l'uomo doveva rispondere di violenza sessuale e sequestro di persona, per avere portato in una villetta una ragazza, in una zona isolata e buia, avere chiuso la porta, impedendole di uscire, e avere poi abusato di lei. Il suo avvocato, Aniello Alfano, aveva chiesto una perizia psichiatrica, ipotizzando un disturbo della personalità che però il consulente non ha riscontrato. «Valuteremo l'appello non appena ci saranno le motivazioni della sentenza – spiega l'avvocato difensore Alfano (sostituito nel processo pavese dalla collega Francesca Quarta) –. Lo stesso vale per la decisione di Pavia».

il passaggio in auto

Il processo davanti al collegio del tribunale di Pavia, che l'imputato ha affrontato da uomo libero (essendo la sentenza di Marsala non definitiva) si è concluso pochi giorni fa. Il capo di imputazione ricostruisce la vicenda, che risale a una sera di agosto del 2017. L'imputato e la ragazza erano stati a cena in un locale di Pavia e, a un certo punto, la giovane aveva voluto fare ritorno a casa. Aveva così accettato il passaggio del 31enne in auto, ma nel tragitto la situazione, per l'accusa, aveva preso una brutta piega. Secondo la ricostruzione della procura l'imputato avrebbe condotto la giovane in una stradina isolata, in aperta campagna, e qui avrebbe abusato di lei, stringendole sulla bocca un cavo per ricaricare la batteria della macchina e minacciandola di usarlo per «strozzarla – si legge nel capo di imputazione –, se non avesse fatto quello che voleva lui». La giovane, secondo il suo racconto, sarebbe stata costretta a subire un atto sessuale prima di essere riportata a casa. Il giorno dopo la giovane (parte civile nel processo con l'avvocata Lorenza Fusè) era andata in ospedale e aveva fatto denuncia.

Maria Fiore