Entra nel vivo l'inchiesta sulla strage del bus a Mestre. Nel registro della Procura sono finiti i primi tre indagati, l'ad della società proprietaria del pullman, e due funzionari del Comune di Venezia del settore strade. E i pm hanno anche affidato l'incarico per le prime perizie, quelle sulle barriera di sicurezza del cavalcavia, a un super-esperto: l'ispettore del Mit Placido Migliorino, un tecnico che ha messo a disposizione le sue competenze anche dei magistrati di Genova, per l'inchiesta sul crollo del Ponte Morandi. «Il mastino» era il soprannome che gli avevano dato alcuni indagati - ascoltati nelle intercettazioni - di Autostrade per l'Italia e Spea, proprio per il rigore e l'accuratezza con cui svolgeva gli accertamenti sulle manutenzioni che avrebbe dovuto fare la concessionaria autostradale. Le sue relazioni tecniche erano state un perno dell'accusa nel processo per la tragedia nel capoluogo ligure. Migliorino, oggi Provveditore alle opere pubbliche per Campania, Puglia, Basilicata e Molise, era stato infatti consulente di alcune indagini sul ponte Morandi. Ieri i magistrati veneziani l'hanno incaricato di fare la perizia sul guardrail sfondato dal pullman, prima di cadere. «Il mandato - ha spiegato - riguarda principalmente il funzionamento svolto dalle barriere laterali di protezione, la loro conservazione e quella della struttura che le sosteneva, per chiarire la dinamica dell'incidente». L'esperto avrà 120 giorni di tempo per consegnare la sua relazione, che quindi depositerà entro febbraio 2024. Migliorino ha già compiuto un sopralluogo, «del tutto informale», sul luogo del disastro a Mestre.

Il calendario

C'è già un abbozzo di calendario: inizierà le attività operative sul cavalcavia il 25 ottobre, poi c'è in programma un secondo sopralluogo il 9 novembre. Intanto la Pm Laura Camali, per proseguire gli accertamenti, ha iscritto nel registro degli indagati le prime tre persone in modo che possano partecipare con i propri consulenti all'incidente probatorio. Si tratta di Massimo Fiorese, 63 anni, amministratore delegato de «La Linea», la società che gestisce il servizio di bus navetta, Roberto di Bussolo, 51 anni, dirigente del settore Viabilità terraferma e Mobilità del Comune di Venezia e Alberto Cesaro, 47, responsabile del servizio Manutenzione viabilità della terraferma del Comune. Sono difesi dagli avvocati Massimo Malipiero, Paola Bosio, Barbara De Biasi e Giovanni Coli. L'ipotesi di reato è di omicidio stradale, omicidio stradale colposo plurimo, lesioni personali stradali gravi o gravissime e lesioni personali colpose. L'iscrizione nel registro delle indagini è un passaggio dovuto per consentire alle parti di nominare i propri consulenti. Nel caso di Fiorese, l'iscrizione si spiega con l'ipotesi formulata dalla Procura di un guasto al pullman, un problema tecnico o un malfunzionamento che potrebbe aver portato il bus a sbandare a destra, strisciando sul guardrail, prima del cedimento. Si vuole capire, in sostanza, se esista o meno un concorso di responsabilità tra lo stato del mezzo pesante e la eventuale precarietà del cavalcavia. Per gli indagati sono stati nominati dai difensori 4 periti di parte, due per il guardrail e due per lo stato della strada. All'udienza a palazzo di Giustizia hanno partecipato anche alcune parti civili, ovvero legali delle vittime, tra cui il curatore di due minori morti nell'incidente. Per i feriti dell'incidente anche una buona notizia: i due fratellini tedeschi di 3 e 13 anni - la cui mamma è tra le 21 vittime - sono stati trasferiti da Treviso all'ospedale di Lipsia, per essere avvicinati ai loro familiari.