Agguato per la droga le intercettazioni incastrano un 40enne

Maria Fiore / CASEI GEROLA

Un dialogo con un altro uomo, captato nell'abitacolo dell'auto, in cui si parlava di «armi da fuoco» e di «rapine» nel mondo dello spaccio e nelle campagne, per reperire droga. Questa e altre intercettazioni sono bastate agli investigatori per arrestare Pasquale Belmonte, 40 anni, residente a Castelnuovo Scrivia: è accusato di avere ferito, a marzo, un nordafricano sparandogli due volte a una gamba vicino allo zuccherificio di Casei Gerola. Da due settimane è in carcere a Torre del Gallo, dove, difeso dall'avvocato Pierluigi Vittadini, continua a proclamarsi innocente.

La difesa chiederà un confronto all'americana con altri sospettati. Le indagini, ancora in corso, sono partiti da alcune testimonianze e da intercettazioni telefoniche.

la vicenda

L'episodio al centro dell'inchiesta riguarda il ferimento, a colpi di pistola, di Nabil E., un cittadino marocchino di 30 anni, aggredito vicino allo zuccherificio di Casei Gerola. L'uomo dopo l'agguato era stato scaricato vicino all'ospedale di Voghera, dove gli era stata diagnosticata la frattura di tibia e perone della gamba destra e una profonda ferita ad una coscia. A distanza di sei mesi dall'agguato la polizia ha fermato Belmonte: era armato di pistola.

le indagini

Da quanto gli investigatori hanno ricostruito il ferimento era avvenuto nell'ambito di un «giro» di spaccio di sostanze stupefacenti che coinvolgeva un gruppo di stranieri nelle campagne vicino ai capannoni dell'ex zuccherificio. L'arrestato, secondo l'accusa, avrebbe esploso alcuni colpi di pistola per rapinare alcune dosi di droga al ferito. Belmonte durante l'interrogatorio si è difeso sostenendo di non avere preso parte al ferimento del 30enne, anche se alcune intercettazioni sembrano incastrarlo.

In particolare durante un dialogo, che risale ad agosto, in cui un uomo gli chiede di alcune rapine commesse nei mesi precedenti, Belmonte sembra volersi attribuire la paternità di alcuni colpi. In particolare, a un certo punto, l'indagato dice che avrebbe fatto uso della pistola «per colpire allo stinco» un marocchino e che in quella occasione si era impossessato «di un chilo dell'una e un chilo dell'altra», riferendosi alla cocaina e all'eroina.

Maria Fiore