Osservare l'infinitamente piccolo, come il movimento degli elettroni, utilizzando impulsi laser che durano attosecondi, l'unità di misura pari a un miliardesimo di miliardesimo di secondo: è quanto ha permesso di fare la ricerca che si è aggiudicata il Nobel per la Fisica 2023 e che apre a nuovi sviluppi in molti campi: da dispositivi elettronici miniaturizzati alla possibilità di osservare i meccanismi alla base delle reazioni chimiche, fino alla biomedicina.

Ad aprire questa porta sui segreti di atomi e molecole sono state le ricerche di Pierre Agostini, Ferenc Krausz e Anne L'Huillier. «È entusiasmante vedere cose mai viste prima», ha detto Krausz, 61 anni, direttore dell'Istituto Max Planck per l'Ottica quantistica a Garching e docente all'Università Ludwig-Maximilians di Monaco. È il secondo ungherese premiato con il Nobel nel 2023, dopo la collega Katalin Karikò. È stato «un momento incredibile, che non dimenticherò mai», ha detto ricordando la sua scoperta, che nel dicembre 2001 ha annunciato il primo passo nell'attofisica, la scienza del superveloce che permette di cogliere frazioni di tempo impercettibili.

In un articolo sulla rivista Nature, Krausz aveva descritto la prima misura in assoluto di un processo elettronico nella scala dell'attosecondo. Era arrivato a un risultato simile il fisico sperimentale di origini francesi Agostini, che oggi vive negli Stati Uniti, dove insegna nell'Ohio State University. A gettare le basi che avevano portato a quel risultato era stata nel 1987 la francese Anne L'Huillier, 65 anni, quinta donna in oltre un secolo a vincere il Nobel per la fisica. Nel 2022 è stata anche la prima donna, dopo 44 anni, a ricevere il premio Wolf per la fisica.

La sua era una ricerca di base, che l'aveva portata a osservare che la luce laser infrarossa trasmessa attraverso un gas nobile produceva molte «tonalità» diverse, causate dall'interazione della luce laser con gli atomi del gas. «Mi rendevo conto di trovarmi di fronte a qualcosa di nuovo, inaspettato e imprevisto», ha detto L'Huillier nell'intervista alla Fondazione Nobel. Un'intervista frettolosa, rilasciata nel corridoio dell'Università svedese di Lundt, dove insegna: «Adesso sono un po' indaffarata», è stata la sua prima risposta; perfino della telefonata che le ha annunciato il Nobel ha detto: «Sono stata felice della notizia, ma poi ho continuato a fare lezione».

La fisica francese ha comunque trovato il tempo per osservare come, «per anni, quelle osservazioni non sono state comprese. Soltanto molto tempo dopo si è cominciato a pensare alle possibili applicazioni», e «ancora adesso, a distanza di 30 anni, continuiamo a imparare cose nuove». —