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«Il servizio sanitario nazionale è un patrimonio prezioso, da difendere e adeguare. E in questo la riflessione delle Regioni, in dialogo con il Paese e con la società, è particolarmente importante». Mentre la legge di Bilancio entra nel vivo, palesando tutti i limiti di spesa e le difficoltà nel reperire le risorse, Sergio Mattarella tocca un nervo scoperto, quello della Sanità pubblica. Lo fa con poche parole che sono miele per la maggior parte dei governatori riuniti a Torino per una grande kermesse chiamata il «Festival delle Regioni». un onere sulLa spesa regioNALEPer le le Regioni infatti la spesa sanitaria costituisce il maggior onere gestionale sia in termini finanziari che organizzativi. Un onere che si abbatte violentemente sugli enti locali: basti pensare che la spesa in Sanità ha recentemente sforato il 13 per cento del totale della spesa pubblica complessiva. Non aggiunge altro il presidente della Repubblica ma l'assist è stato fornito. Il primo ad approfittarne è proprio il presidente della Conferenza delle regioni, Massimiliano Fedriga. Le regioni, spiega, chiedono al governo «di incrementare il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale con la prossima Legge di Bilancio». IL NODO DELL'AUTONOMIANella giornata torinese il presidente sfiora, volutamente solo lo sfiora, un altro tema caldissimo nel dibattito politico - divisivo anche tra le regioni -, quello delle Autonomie. Mattarella non si sbilancia e tanto meno entra nelle pieghe del progetto di Calderoli ma non esita a sottolineare due concetti. Il primo è che la «Costituzione si ispira al principio e al valore dell'Autonomia» non mancando di ribadire che «la Repubblica è una e indivisibile». Il secondo è quasi un richiamo a non confondere l'unità del Paese con superate rappresentazioni di nazionalismo: bisogna sempre, spiega Mattarella, «bilanciare questo messaggio di unità con l'Unione europea, ambito sempre più fondamentale per il futuro del nostro Paese». Ma il concetto che il presidente vuole promuovere è quello della «collaborazione»: il capo dello Stato esorta infatti la platea riunita a Palazzo Reale di Torino a muoversi con «il senso di servizio alle Istituzioni», invita i governatori a «fare squadra, a collaborare secondo quello spirito che è poi un canone costituzionale della leale collaborazione». A Torino sono tutti d'accordo sull'idea generale della forza dell'autonomia differenziata ma le divergenze non mancano. Se Zaia si spinge a parlare di «un nuovo Rinascimento» Emiliano parla di «vedute differenti sulle modalità attraverso le quali raggiungerla». --