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La situazione economica è «più delicata» del previsto. La crescita ha invertito la rotta e sui conti pubblici pesano la zavorra del Superbonus e l'effetto dei tassi. È questo lo scenario in cui si muove il governo alle prese con la manovra. Un sentiero stretto che richiede «scelte difficili», mette le mani avanti il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. E sotto lo sguardo dell'Europa e dei mercati, fissa i prossimi obiettivi di finanza pubblica confermando la linea della «prudenza». i numeri della nadef A tradurre in numeri le intenzioni dell'esecutivo è la Nota di aggiornamento al Def approvata mercoledì scorso e trasmessa ieri mattina al Parlamento. Il documento fissa i nuovi obiettivi di indebitamento che «assicurano la progressiva riduzione dell'indebitamento netto strutturale» e liberano spazi in deficit per complessivi 23,5 miliardi in tre anni. In particolare spuntano per quest'anno 3,2 miliardi (lo 0,1 tra il 5,3% del deficit programmatico e i 5,2% del tendenziale) che finiranno in un decreto e destinati al conguaglio anticipato dell'adeguamento Istat per le pensioni 2024, misure per il personale della P.a. e alla gestione dei flussi migratori.Mentre gli 0,7 punti tra il deficit programmatico e tendenziale 2024 (rispettivamente 4,3% e 3,6%) si tradurranno in un tesoretto di 15,7 miliardi per la manovra 2024. Più deficit che, spiega il governo nella Relazione con cui chiede al Parlamento di autorizzare il ricorso all'indebitamento, è necessario per «intervenire per ridare slancio all'economia e assicurarle un maggiore grado di resilienza». Il nuovo quadro formulato dalla Nadef rivede le stime formulate ad aprile nel Def. La situazione economica e di finanza pubblica si è rivelata infatti «più delicata di quanto prefigurato in primavera», spiega il ministro Giorgetti nella premessa. La finanza pubblica è «gravata dall'onere degli incentivi edilizi, dal rialzo dei tassi e dal rallentamento del ciclo economico internazionale» e questo richiederà «scelte difficili». Tra le emergenze c'è sicuramente quella di garantire la sostenibilità del debito, che nello scenario tendenziale è destinato a restare sopra il 140% del Pil fino a tutto il 2026: per mitigare questa situazione, «il nuovo scenario programmatico prevede proventi da dismissioni pari ad almeno l'1% del Pil» (che corrispondono a circa 20 miliardi) nel 2024-2026, conferma il ministro che pensa a dismissioni di partecipazioni societarie su cui ci sono già impegni con l'Ue (probabilmente Mps), oppure di quote da limare. i nuovi obiettivi Nei nuovi obiettivi di deficit, su cui pesa la revisione al rialzo dell'impatto di bilancio dei crediti d'imposta legati al Superbonus (1,1% del Pil), si fissa la discesa sotto il 3% solo nel 2026. Il rapporto debito/Pil dello scenario programmatico segue un «profilo di lieve discesa», fino a raggiungere il 139,6% nel 2026: i cali maggiori sono rimandati a dopo quella data. Mentre la pressione fiscale dovrebbe scendere al 42,5% quest'anno, per poi calare di circa 0,2 punti percentuali del Pil in media all'anno e fino al 42% solo nel 2026 (al 41,8%). --