Senza Titolo

«Apri gli occhi con tua sorella perché ha dei video sporchi con dei ragazzi. .. io sono un tuo amico». Scoperchia il vaso degli orrori di Caivano quel messaggio social anonimo inviato al fratello di una delle due cuginette stuprate «innumerevoli volte», in soli due mesi. LE VITTIMEHanno 10 e 12 anni quando, tra giugno e luglio, il branco le punta, trasformandole in «oggetti» da soggiogare e brutalizzare. Il gruppo è composto da 9 giovanissimi: 7 minorenni tra i 14 e i 17 anni e due maggiorenni, di 18 e 19 anni. All'alba vengono arrestati e trasferiti in carcere. Solo per un minore il gip dispone il collocamento in comunità. LA DENUNCIALe carte dell'inchiesta restituiscono una galleria di crudeltà e aberrazioni, dove uno degli stupri viene perfino trasmesso in diretta, con una video chiamata. È solo grazie a quel messaggio Instagram che i genitori delle ragazzine scoprono tutto. Preoccupati, anche dalla possibile diffusione di quei video, vanno dai carabinieri di Caivano, innescando l'avvio delle indagini. Le bimbe vengono affidate a una carabiniera. È lei ad ascoltarle in modalità protetta. La sua relazione agli inquirenti - la Procura di Napoli Nord e dei Minori di Napoli - e i successivi accertamenti porteranno agli arresti. Tutto comincia con una delle due ragazzine, la più piccola, «innamorata» di quello che diventerà il suo aguzzino, al quale non voleva dire di no. Agli inquirenti parla di quella volta: «non mi è piaciuto quello che ho fatto, ho pensato che ero troppo piccola», dice. Poi sono seguiti mesi di incubi e smarrimento. Il procuratore di Napoli Nord, Maria Antonietta Troncone, ha ripercorso le terribili violenze - fisiche e psicologiche - subìte dalle cuginette, che conoscevano alcuni dei ragazzi del branco. Tutti frequentavano la villa comunale di Caivano, uno dei luoghi dove sono avvenute le violenze. «Sono state avvicinate dal gruppo di giovani - ha spiegato la pm - che ha preteso rapporti sessuali insultandole, colpendole con calci e pugni, appropriandosi dei loro cellulari e minacciando di non restituirli. Sappiamo che avevano un tirapugni e qualcuno un coltellino. Non avevano la forza di rifiutarsi e avevano estrema paura dei ricatti e che i video girati potessero essere diffusi su qualche social. In ogni caso non avevano la forza, la maturità e la lucidità per sottrarsi alle violenze». Entrambe le bambine sono statecollocate in strutture protette per un percorso di recupero. --