Studenti vendemmiano insieme ai detenuti all'azienda Monsupello
torricella verzate
Detenuti e studenti insieme, tra le vigne di Monsupello, per vendemmiare fianco a fianco, imparare a conoscersi e a dialogare unendo le forze per uno scopo comune.
Si sta svolgendo in queste settimane il progetto di ex alternanza scuola-lavoro (oggi diventato Pcto nel linguaggio istituzionale scolastico) "In vino libertas", che coinvolge gli istituti superiori vogheresi Galilei, Baratta e Maserati, la casa circondariale di Voghera e la nota azienda vitivinicola di Torricella Verzate, tutte coordinate dall'associazione "Terre di mezzo" guidata da don Pietro Sacchi, parroco di San Pietro a Voghera.
Il progetto, partito nel 2020 in un'azienda del tortonese, per due anni è stato fatto in collaborazione con Torrevilla e adesso è sbarcato nell'Oltrepo orientale, dove è attualmente in corso la raccolta dell'uva. «Per i ragazzi di quanta che partecipano al progetto – dicono dal Galilei – si tratta di un'esperienza esaltante e di grande valore, perché dà loro modo di confrontarsi con realtà con cui non verrebbero in contatto altrimenti, ma che si rivelano assolutamente stimolanti. Anche perché le attività non si limitano a quelle in vigna, ma proseguono al di fuori con incontri di approfondimento che riguardano tematiche legali e sociali incentrate sulla Costituzione. Alcuni vengono a scuola la mattina e vendemmiano al pomeriggio, lo fanno per volontariato e per passione, felici di potersi mettere alla prova».
«L'idea con cui nasce non solo questo progetto, ma buona parte delle iniziative di "Terre di mezzo" – aggiunge don Pietro – è quella di avvicinare il mondo dei giovani e il mondo della marginalità: tra i ragazzi di oggi ci sono infatti gli adulti di domani, gli educatori, i giudici, i magistrati, i direttori di carcere dei prossimi anni. È bene che sappiano guardare oltre lo stigma sociale, per riconoscere in ogni persona il suo valore al di là della condizione».
Ragazzi e detenuti collaborano anche all'ideazione dell'etichetta in cui si trasformerà il frutto del loro lavoro: un migliaio di bottiglie di cui sceglieranno il nome e il packaging, aggiungendo quindi una piccola lezione di marketing.
Queste bottiglie saranno poi vendute attraverso circuiti di vendita specifici per sostenere le prossime edizioni del progetto e le borse lavoro che verranno assegnate ad alcuni dei detenuti, che proseguiranno il lavoro in cantina. —
serena simula
Serena Simula