Senza Titolo

Gli Stati Uniti sono sul baratro del loro ventiduesimo shutdown in cinquant'anni. Se entro il 30 settembre il Congresso non troverà un accordo sulla spesa per l'anno prossimo, centinaia di migliaia di impiegati federali si ritroveranno a casa senza stipendio e decine di agenzie governative avranno le casse vuote. Una vera e propria paralisi che potrebbe durare una settimana o anche 34 giorni, lo shutdown più lungo della storia recente, come accadde tra il 2018 e il 2019 quando alla Casa Bianca c'era Donald Trump. Joe Biden, che nei prossimi giorni sarà in Michigan accanto ai lavoratori del settore delle auto in sciopero, ha accusato «un piccolo gruppo di estremisti repubblicani» per l'impasse esortando Capitol Hill a risolvere la questione. Il presidente americano ha rivendicato l'accordo faticosamente raggiunto con il repubblicano Kevin McCarthy accusando i trumpiani di «non volerlo rispettare».«Ora gli americani ne pagheranno il prezzo», ha attaccato il commander-in-chief. Con l'ultimo sondaggio Washington Post-Abc news che lo dà di ben 10 punti indietro a Trump, a Biden manca solo la tegola dello shutdown per farlo crollare anche agli occhi del suo elettorato, sempre più insoddisfatto per la gestione dell'economia e dell'immigrazione. A rimanere con il cerino in mano potrebbe, tuttavia, essere proprio lo speaker della Camera. Non a caso, stretto tra la necessità di accontentare i radicali del suo partito e tenere fede al patto con i democratici di cui pure ha bisogno per rimanere in sella, ha usato una metafora legata alle fiamme per lanciare l'allarme sul rischio paralisi. «Vogliono bruciare tutto», ha tuonato McCarthy accusando i seguaci di Trump di tenere in ostaggio il Paese. Il tycoon, che quando era presidente ha subito le conseguenze della chiusura, oggi la invoca. «A fine mese si avvicina una scadenza molto importante. I repubblicani al Congresso possono e devono togliere i fondi al governo trasformato in arma politica dal corrotto Joe Biden, che rifiuta di chiudere il confine e tratta metà del Paese come nemico dello Stato». --