Gare dei fanghi pilotate: a giudizio due imprenditori, altri 4 prosciolti

Maria Fiore /pavia

Un patto illecito, secondo la procura, per spartirsi l'affare dei fanghi prodotti dagli impianti di depurazione. Per l'accusa alcuni imprenditori del settore si sarebbero accordati tra loro per mandare le gare deserte e far salire, così, il prezzo con le quali aggiudicarsele in un secondo momento. Ma il processo sulla presunta turbativa d'asta si farà solo per due imputati su sei e rischia anche di prescriversi strada facendo: è l'esito dell'udienza preliminare che si è conclusa ieri mattina davanti alla giudice Maria Cristina Lapi. Sono stati rinviati a giudizio Andrea Cevini, titolare della società Alan, la ditta con impianti a Sommo, Zinasco, Voghera e Bascapè (l'uomo, difeso dall'avvocato Marco Casali, è stato prosciolto solo per un capo di imputazione) e Stefano Guagnini, dell'azienda agricola Allevi Srl.

Prosciolti, invece, «perché il fatto non sussiste», gli altri titolari di imprese che si occupano di trattamento fanghi: Giulio Pasotti, di Lungavilla, della società Acqua e Sole Srl, Marco Piglia, di Brescia, rappresentante di A2a Srl, Giuliano Toninelli, di Pieve Fissiraga, della società Lucra 96, e Gianmaria Visconti, di Milano, dell'impresa Evergreen Italia Srl. «Siamo molto soddisfatti della decisione, perché finalmente è stata chiarita l'estraneità di Evergreen e Visconti dalle accuse», dichiara l'avvocato difensore Yuri Lissandrin.

processo a rischio prescrizione

Gli altri due imputati, invece, si preparano ad affrontare il giudizio. Il processo, che partirà a dicembre (la data è ancora da definire) rischia però di prescriversi prima della sentenza di primo grado: la prescrizione è prevista tra un anno esatto.

Anche in quel caso, tuttavia, resterebbe aperto il fronte degli eventuali risarcimenti: nel processo sono parte civile Asm Pavia e Asm Vigevano. I ritardi sono legati al fatto che l'inchiesta nasce da una indagine più ampia, avviata dalla procura di Milano nel 2017 e poi trasferita a Pavia per competenza.

l'ipotesi dell'accusa

La procura, attraverso il sostituto procuratore Paolo Mazza, aveva ipotizzato un "cartello" tra imprese per condizionare costi e profitti. Una contestazione che secondo la giudice merita di essere approfondita nel dibattimento solo per Cevini e Guagnini.

La giudice ha respinto ieri mattina alcune eccezioni degli avvocati sulle intercettazioni telefoniche, che mancavano nel fascicolo dell'indagine.

le gare nel mirino

Tre capi di imputazione per le quali la giudice ha disposto il rinvio a giudizio riguardano la gara bandita a febbraio del 2017 da Asm, per il recupero e lo smaltimento di fanghi prodotti da impianti di depurazione sul territorio della provincia di Pavia. Tra questi, anche l'impianto di Montefiascone a Pavia, che produce 6mila tonnellate di fanghi l'anno. Asm, in sostanza, raccoglie i residui della depurazione dalla provincia e poi, attraverso appalti, affida a diverse imprese il trattamento, affinché i fanghi possano essere riutilizzati in agricoltura.

Secondo la procura di Pavia alcuni imprenditori si sarebbero accordati per non partecipare alla gara, perché non soddisfatti del prezzo alla base d'asta, fissato a 71 euro a tonnellata. Così l'incanto, ad aprile dello stesso anno, è stato dichiarato deserto.

Asm Pavia a quel punto ha dovuto prorogare, mediante affido diretto, l'appalto precedente nelle mani di Alan Srl, la ditta di Cevini, ma a un prezzo superiore, 90 euro alla tonnellata, e fissare un altro incanto, a maggio. Alla fine avrebbe partecipato solo Alan, con una offerta di 89 euro a tonnellata.

Maria Fiore