Dal Tribunale Nazionale Antidoping al Tribunale di Parigi, per Paul Pogba sono giorni terribili su più fronti. Oltre alla nota vicenda legata al doping, ora si prepara a un nuovo capitolo della brutta storia del rapimento e della richiesta di riscatto risalente a un anno e mezzo fa. Nella giornata di oggi, infatti, il Polpo è atteso nella capitale francese per un confronto con suo fratello Mathias, mentre nel giro di una settimana ci saranno le controanalisi per il caso di doping. La data fissata è quella del 20 settembre, a un mese esatto dal controllo sotto accusa che risale al 20 agosto dopo la sfida contro l'Udinese. Poi, in caso di affermata positività, si passerà a indagare la volontarietà o meno dell'assunzione del farmaco proibito, con conseguente differenza sostanziale nella squalifica. In caso di violazione si rischiano quattro anni, due invece gli anni di stop se viene dimostrata l'assunzione involontaria. Ma è tutto ancora da definire, anche perché si vedrà quale strategia difensiva sceglierà Pogba con i suoi avvocati: potrebbe richiedere il patteggiamento o passare alla battaglia legale.
Chi, invece, ha rotto il silenzio è Leonardo Bonucci: «Ho deciso dopo grandi sofferenze di intraprendere la strada della causa verso la Juve: ho letto e sentito cose non vere dette dalla società e dall'allenatore, mi sento umiliato dopo oltre 500 partite» l'attacco dell'ex capitano bianconero attraverso un lungo sfogo di oltre mezz'ora davanti ai microfoni e alle telecamere di Mediaset. L'accusa principale è contro Allegri: «L'allenatore mi ha convocato solo a fine marzo nel suo ufficio, prima della partita col Friburgo di Europa League, per dirmi che sarebbe stato il caso di anticipare il mio percorso da allenatore lasciando il calcio giocato: gli ho detto che rispettavo la sua opinione, ma che fino all'Europeo 2024 non volevo smettere». In futuro, però, Bonucci si vede ancora sotto la Mole: «Sicuramente la Juve quando sarò un tecnico non sarà quella di oggi». —