Ambiente

Il fotovoltaico

distrugge Alagna

Vivo ad Alagna dal 2011. Scoperta nei miei allenamenti ciclistici dove la programmavo come ultima "tappa" prima di rientrare a casa (che all'epoca era a qualche km di distanza) per portarmi appresso l'atmosfera di quiete e semplicità che sempre Alagna riusciva a darmi.

Quando finalmente sono riuscita ad approdare in questo piccolo borgo rurale, mi sono sentita felice e realizzata!

Mancava molto all'epoca e forse manca molto anche ora, in quanto a collegamenti, non tanto per me e per chi come me ha possibilità di spostamento, quanto per persone giovanissime e per quelle "meno giovani".

Ma credo che anche questo abbia reso bella Alagna: la sua disarmante umiltà che non l'ha mai fatta cadere in competizione con i comuni limitrofi. Adoro correre ogni mattina in mezzo alle campagne che circondano l'abitato e questo da che ci sono venuta ad abitare. Da sola o in compagnia dei miei cani: il contatto con loro e la natura lo vivo come un trionfo di sensi.

Alagna mi è entrata nel cuore. Per me è stata la realizzazione del "sogno nel cassetto"! Quando mi domandavano amici e conoscenti: ma sei andata a finire ad Alagna? Io rispondevo: Alagna è l'ombelico del mondo per chi lo sa cogliere!

Invece ora... la notizia di questo insediamento pazzesco, distese di pannelli fotovoltaici pari a quasi la metà della superficie abitativa del paese, mi ha frastornata!

Sento il mio sogno affievolirsi al pensiero di quando uscirò al mattino e a quello che sarà lo scenario che mi si paventerà dinnanzi: mi fa paura!

Che ne sarà dei miei alberi, che oramai conosco a memoria, le mie distese di riso che vedo e sento cambiare di colori e profumi a seconda della stagione se di semina o di raccolta. Cambierà tutto, cambierà questo scenario non solo fuori, ma anche dentro di me.

Io non sono pronta a questo cambiamento, io proprio non lo voglio!

Trovare il giusto equilibrio e l'armonia con ciò che ci circonda io credo sia un traguardo importante per ognuno di noi e difenderlo diventa sacrosanto!

Non sono contro il progresso, se fatto con giudizio, ma qui sembra che non sussistano questi presupposti: abbiamo già nel nostro borgo 3 impianti fotovoltaici che coprono più di 50.000 mq di terreno agricolo purtroppo anche molto visibili, un "comitato d'accoglienza" proprio all'ingresso del paese e altri disseminati qua e là.

Abbiamo istituito un centro di raccolta firme per sostenere la difesa dei nostri ideali che badano alla qualità di vita più che alla sua "mercificazione". Siamo un gruppo di cittadini che hanno scelto di vivere ad Alagna perché per noi "ha il sapore delle cose di una volta" che, senza tema di smentita, stiamo rimpiangendo tutti quanti e non solo i "nostalgici" come me.

Paola Corbani

Pavia

Bambini a scuola

negli anni Sessanta

Primo ottobre 1976, ultima volta che la scuola iniziava il 1° ottobre. Mi rivedo a 6 anni, andavo a scuola a piedi, sole, pioggia o neve. Scarpine sporche di terra, strade ancora sterrate, ci si fermava ogni tanto per toglierci qualche sassolino. In inverno stivalini di camoscio alla zuava, in mezzo alla neve lasciavamo impronte, scivoloni. E quando asciugavano rimaneva la riga bianca sul camoscio.

Il bidello ci aspettava al cancello, noi profumati di bucato, capelli lucidi di risciacquo con l'aceto per non fare attaccare uova di pidocchi. Grembiulino stirato di fresco, timidi, rispettosi, ordinati, ubbidienti . La mia scuola era la Massacra, al Crosione, una maestra per tutti i 5 anni con indosso un camice nero.

La nebbia ovattata, i candelotti giù dai tetti.

In primavera in cortile raccoglievamo margherite per fare le collane, i maschietti giocano al pallone. Cantare in girotondo, salutare i nonni che venivano a guardarci dal cancello, io vedevo anche la mia casa. Per merenda un pacchetto di Pavesini oppure il lattaio all'angolo ci vendeva caramelle, millegusti e gommoni colorati .

Bimbi baciati dal sole, umidi per la nebbia, siamo i bimbi degli anni Sessanta.

Katia Magrotti