Mandola non si dà pace: «Siamo una grande squadra Meritavamo di vincere»

VOGHERA

«Sono arrabbiato nero. Per quanto abbiamo prodotto, meritavamo la vittoria», non usa giri di parole l'allenatore della Voghe Carlo Mandola, nel post gara. Il tecnico campano, costantemente in piedi davanti alla sua panchina per l'intero match, non nasconde i rimpianti per il successo sfumato, ma evidenzia l'alta qualità della prestazione nel match d'esordio in D.

«Abbiamo provato a vincerla fino all'ultimo, e nella parte finale di gara, si notava come il Ligorna fosse in difficoltà di fronte alla nostra spinta. Mi tengo la stupenda prestazione della squadra, contro un avversario forte. Per spirito, voglia e qualità di gioco, sono molto contento. Mi fa piacere che il pubblico ci abbia applaudito e sostenuto, il calore dei nostri tifosi è fondamentale».

Il tecnico spiega la dinamica dei due gol subiti: «Il primo è originato da un fallo netto su Fracassini al limite dell'area del Ligorna. Poi potevamo difendere meglio la porta su quella ripartenza, ma l'errore dell'arbitro è chiaro. Sulla seconda rete, tolgo qualsiasi tipo di colpa a Mirko Alio. Purtroppo il campo non è in eccellenti condizioni e non aiuta la nostra volontà di giocare dal basso. C'è stato un rimbalzo strano ed è scaturito quel gol. Peccato solo per il risultato, ritengo che siano due punti persi, ma la prestazione deve darci fiducia. Abbiamo creato tanto, dobbiamo avere ancora più cattiveria e determinazione nel concretizzare le occasioni».

Il patron rossonero Oreste Cavaliere è soddisfatto della prova della squadra, nell'esordio in D, categoria che la Voghe non frequentava da 10 anni: «Quella di oggi era una verifica generale per noi in un campionato nuovo, con un gruppo costruito da zero. Abbiamo dimostrato di essere una squadra, sia per l'atteggiamento che per il gioco. Avevamo di fronte un avversario che punta in alto, e per larghi tratti della gara, li abbiamo messi in difficoltà. Anche il pubblico ha dimostrato di apprezzare questa squadra, ora proseguiamo in questa direzione». —

ALESSANDRO QUAGLINI

Alessandro Quaglini