Senza Titolo
il personaggiopaviaMonica Boggioni a cuore aperto, davanti ai bambini del Grest della Sacra Famiglia, con l'immancabile sorriso e con la gioia di raccontarsi in quegli ambienti dove anche lei è cresciuta, è andata a catechismo e ancora oggi frequenta la messa domenicale appena le competizioni sportive glielo consentono. È rientrata da un mesetto da Manchester dove si sono disputati i campionati del mondo di nuoto paralimpico che assegnano anche i pass per Parigi 2024: l'atleta di Pavia Nuoto e Fiamme Oro ha portato a casa tre medaglie d'oro: nei 50 rana e nei 100 e 200 stile libero. Ed ora è già pronta per rituffarsi negli allenamenti intensivi in vista della prossima stagione, quando sono in programma le Paralimpiadi di Parigi. Ora si allena a Lodi, dove c'è la vasca olimpica, in quella che definisce ormai la sua seconda casa, anche se sogna di poter tornare al più presto ad allenarsi alla piscina di via Folperti. Davanti a lei una trentina di bambini, a cui in mattinata gli animatori avevano mostrato le immagini delle sue gare vincenti di Manchester. L'hanno ascoltata con attenzione per oltre un'ora riempiendola di domande, a cui lei si è prestata con disponibilità. Domande molto poliedriche, che sono andate dalla sua disabilità fino agli impegni agonistici e alla sua vita fuori dalla vasca. Ha così raccontato il suo primo impatto con la piscina a tre anni, quando dopo essersi resa conto che in piedi non aveva lo stesso equilibrio degli amichetti ha capito che l'acqua era l'elemento dove si sentiva meglio. E poi le vittorie nelle piscine di tutto il mondo («La più bella di tutte? Quella di Tokyo»), il rapporto con le avversarie, che spesso sconfina anche nell'amicizia. «Ho creato alcune belle amicizie, su tutte quella con la turca Sumeyye Boyaci, ragazza nata senza braccia -spiega Boggioni- quali sono le nazioni più forti? Nell'ordine Cina, Inghilterra e Turchia». E poi la serenità con cui si congeda e la lezione di vita più bella che regala ai bambini, che le chiedono se sogni una cura per guarire. «È chiaro che la speranza c'è, ma sinceramente non è al primo posto nei miei sogni -sorride l'atleta- in realtà mi sento molto ammirata dalla vita e sono felice. Non è obbligatorio infatti che chi ha una disabilità sia più infelice, basta saper apprezzare tutto il bello che c'è, nonostante tutto». --Daniela Scherrer