Una legge di amnistia immediata, l'abbandono completo della via giudiziaria contro l'indipendentismo catalano e la creazione di un meccanismo di mediazione e verifica di futuri accordi, incluso un nuovo referendum di autodeterminazione in Catalogna.

la trattativa

Le tre condizioni preliminari elencate a Bruxelles da Carles Puigdemont per negoziare i 7 voti di Junts imprescindibili per formare un governo di qualunque colore in Spagna - sia di segno progressista, per permettere a Sànchez di tornare al potere con la coalizione Psoe-Sumar e il supporto di nazionalisti baschi e catalani, sia di centro-estrema destra, dopo l'accordo Pp-Vox per portare Alberto Nunez Feijòo alla Moncloa - erano sostanzialmente note. Ma non per questo per i due principali partiti iberici sono meno difficili da digerire.

A Sànchez basterebbe per la fiducia un appoggio esterno del partito di Puigdemont. Ma l'ex presidente dell'autoproclamata repubblica catalana nel 2017, da allora rifugiato in Belgio in fuga dalla giustizia spagnola, ha messo sul piatto un rilancio al buio. Ed è deciso a riprendersi la scena. «Siamo in un vicolo cieco», ha detto all'indomani dell'incontro con la numero due del governo ad interim e leader di Sumar, Yolanda Diaz. Assicurando che la scelta obbligata è fra un ritorno alle urne o una trattativa con Junts, «un partito che non rinuncerà all'unilateralità come risorsa legittima per far valere i diritti del popolo catalano», ha rimarcato.

L'impegno

Secondo Puigdemont, al momento non ci sono le condizioni per un accordo. Viceversa, «serve un impegno storico» prima ancora di negoziare con «quanti hanno criminalizzato e represso la nostra attività politica». Non un compromesso, dunque, solo per far partire la legislatura, ma un'ampia intesa su una serie di premesse, a partire dal «riconoscimento della legittimità democratica dell'indipendentismo». «Quindi - ha aggiunto - la domanda è se i due grandi partiti spagnoli sono pronti per negoziare con noi». Esigenze in tutti i casi «inaccettabili" per il leader dei Popolari Alberto Feijòo, che ieri ha avuto un faccia a faccia con Santiago Abascal nel quadro del giro di consultazioni in vista del voto sulla sua investitura al governo, i prossimi 26 e 27 settembre. «Non accetterò nessun ricatto per l'investitura», ha insistito Feijòo ringraziato Vox per l'appoggio «senza condizioni» alla sua proposta di un esecutivo a guida Popolare per due anni. —