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La caccia alle risorse per la manovra punta anche sulle misure «ereditate» dai governi precedenti e che l'esecutivo Meloni non condivide. Ufficialmente qualunque ipotesi relativa ai contenuti della prossima legge di bilancio viene bollata come «prematura», ma certo le indicazioni date dalla premier ai ministri in Cdm indicano che la ricerca di possibili tagli si farà anche passando al setaccio ogni voce di spesa, dagli interventi più contestati alle micro-norme. Per poi dirottare le risorse su altre misure, che lascino un'impronta «politica» sulla prima vera manovra dell'esecutivo Meloni. Nel mirino c'è sicuramente il superbonus, citato come caso emblematico dalla stessa presidente del Consiglio. «Una tragedia contabile», l'ha definito Meloni: tradotto in numeri, si tratta di un onere a carico dello Stato che a luglio era già di 23 miliardi e che potrebbe salire quest'anno a 30 miliardi. Il dossier è quindi aperto e potrebbe essere oggetto di un'ulteriore ridimensionamento, dopo la stretta impressa a novembre. Un tema che si trascina anche la difficile questione dei crediti incagliati e su cui si dovrà fare i conti anche con una nuova risposta che sarebbe attesa da Eurostat su come contabilizzare i crediti «pagabili». Si passano in rassegna tutte le misure introdotte in precedenza. Nella lista dei possibili ritocchi potrebbe finire ad esempio anche il payback sanitario, una normativa che risale al 2015, su cui è in corso un approfondimento: a fine luglio è stata decisa la proroga di tre mesi (al 30 ottobre) ed è stato annunciato un tavolo per trovare una «soluzione strutturale». --