Spunta un terzo indagato un imprenditore romagnolo

Maria Fiore / ZINASCONell'inchiesta penale sulla diffusione della peste tra i maiali spunta un terzo indagato. Oltre al titolare dell'azienda di via Pollini a Zinasco, l'allevatore Attilio Cozzi, e un veterinario, a finire sotto accusa è anche il titolare dell'azienda proprietaria dei maiali, che si trova a Cesena e che aveva stipulato un contratto con l'allevamento di Zinasco. In sostanza, i suini che si trovavano all'interno della struttura di via Pollini, da dove sono partiti gli accertamenti dei Nas di Cremona e della procura di Pavia, sono di proprietà dell'azienda agricola San Francesco di Cesena, che li aveva conferiti a Zinasco perché fossero allevati. La procura di Pavia ha aperto un fascicolo di indagine per il reato previsto dall'articolo 500 del codice penale: in sostanza gli indagati avrebbero provocato la diffusione di una «malattia pericolosa per l'ambiente rurale o forestale, ovvero al patrimonio zootecnico della nazione». Un reato punito fino a cinque anni di carcere. Gli accertamenti dei Nas di Cremona vanno avanti e il numero degli indagati potrebbe anche allungarsi. Oltre al proprietario dei maiali e all'allevatore le verifiche stanno riguardando un veterinario che era stato incaricato dall'azienda di Cesena, ma altre persone dovranno essere ancora sentite nei prossimi giorni. I Nas di Cremona hanno intanto raccolto la versione dell'allevatore di Zinasco, Attilio Cozzi, che si è difeso dicendo che non era consapevole che nella sua azienda si fosse diffusa la peste suina tra i maiali e di avere informato in maniera tempestiva il proprietario della mortalità anomala tra i capi. Mortalità che, sempre a detta dell'allevatore, era stata attribuita a un'altra malattia. Una versione che dovrà trovare riscontro negli accertamenti, ancora in corso e indirizzati in queste ore anche a ripercorrere la filiera dei suini, finiti nei macelli della Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. --