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Le cronache pietroburghesi raccontano che tutto cominciò da un chioschetto di hot dog. Yevgeny Prigozhin non aveva neanche 30 anni ed era appena uscito di galera. Da quel chiosco la sua fortuna si moltiplicò rapidamente in una serie di ristoranti aperti nella città delle Notti bianche e poi in società di catering per il Cremlino e l'esercito. Così Prigozhin entrò nelle stanze del potere, conquistando il soprannome di «chef di Putin». E costruendo la potente brigata Wagner, braccio armato del presidente russo che, nella sua veste di milizia privata, è intervenuta in Siria, Africa e infine in Ucraina. Fino alla recente, repentina trasformazione, con lo stesso Prigozhin diventato il nemico numero uno dello zar dopo il tentato ammutinamento del 24 giugno. Nato nella stessa città del presidente russo, San Pietroburgo, nel 1961, Prigozhin aveva nove anni in meno di Putin. Nel 1981 viene arrestato e condannato a 13 anni di carcere per furto e altri crimini. La pena viene ridotta a nove anni e Prigozhin, tornato libero, decide di star lontano dai guai, aprendo con l'aiuto del padre un chiosco di hot dog. Gli affari vanno bene e Prigozhin presto apre altri ristoranti e società di catering. E allarga il suo raggio di azione, istituendo perfino una fabbrica di troll. La creatura più famosa di Prigozhin resta però la brigata Wagner, che nel tempo estende i suoi tentacoli in Medio Oriente, in Libia e in Africa sub-sahariana. E in Ucraina, il luogo che segnerà la sua fine perché è da qua che parte lo scontro con lo zar. La marcia verso Mosca del 24 giugno segna il punto di non ritorno: da quel giorno, per chi conosce le cose russe, Prigozhin diventa «un morto che cammina». --