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Il Giappone ha deciso. L'acqua contaminata e trattata della disastrata centrale nucleare di Fukushima sarà riversata nell'oceano. Il premier Fumio Kishida ha dato l'annuncio dopo una riunione di gabinetto e, condizioni meteo permettendo, le operazioni avranno inizio domani, a dispetto delle ripetute proteste di pescatori e attivisti locali. E soprattutto dell'ira della Cina, che ha minacciato - convocando ieri in serata l'ambasciatore nipponico Hideo Tarumi - l'adozione di «misure necessarie per tutelare con fermezza l'ambiente marino, la sicurezza alimentare e la salute pubblica» nel caso Tokyo proceda con i suoi piani. Il premier La controversa iniziativa che riguarda oltre 1, 3 milioni di tonnellate di acqua, un'enormità accumulata dopo il devastante sisma-tsunami dell'11 marzo 2011, mette a rischio il destino politico di Kishida, esposto ai contraccolpi del settore della pesca e di parte dell'opinione pubblica sulle accuse di un progetto portato avanti senza un consenso allargato e di rassicurazioni sufficienti che il governo possa tutelare la reputazione dei prodotti ittici. Il premier ha promesso due fondi di sostegno per 500 milioni di dollari totali, i massimi sforzi sulla sicurezza e che «l'esecutivo si assumerà la piena responsabilità, anche se ci vorranno decenni». Le rassicurazioni di Tokyo non hanno però convinto del tutto a livello internazionale: il governatore di Hong Kong, John Lee, ha ordinato l'immediata applicazione di tagli all'import di alcuni prodotti alimentari nipponici, soprattutto pesce e frutti di mare. In Corea del Sud, invece, il governo ha deciso di rispettare le conclusioni raggiunte dall'Aiea, l'agenzia atomica dell'Onu, mentre i partiti di opposizione hanno alzato le barricate. Tokyo ha strappato il sostegno di Seul, impensabile fino a pochi mesi fa, grazie alla svolta nelle relazioni bilaterali. L'AieaL'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha riferito a luglio che il piano del Giappone era in linea con gli standard di sicurezza globali e consolidati, stimando un «impatto radiologico trascurabile sulle persone e sull'ambiente». Mentre diversi Paesi europei hanno revocato nel tempo le restrizioni sulle importazioni di cibo giapponese, la Cina ha invece introdotto test generali sulle radiazioni sui prodotti ittici nipponici al fine di premere e bloccare i programmi di Tokyo. Per anni, Pechino ha espresso forti obiezioni al rilascio dell'acqua usata per raffreddare i reattori danneggiati, rifiutandosi di usare il termine pseudo-scientifico «trattata» per minimizzare i rischi dell'acqua contaminata dal nucleare. All'Aiea, hanno riferito all'ANSA fonti autorevoli, la delegazione cinese «ha fatto ricorso a ogni cavillo ed espediente possibile» per prendere tempo e rinviare le decisioni, in una condotta intrecciata alle tensioni geopolitiche bilaterali. Pechino, insieme alla Russia, ha invitato a luglio il Giappone a prendere nella dovuta considerazione «la vaporizzazione e il rilascio dell'acqua nell'atmosfera», che secondo fonti diplomatiche potrebbe avere un impatto minore sull'ambiente. Intanto, Natsuo Yamaguchi, a capo del Komeito, il partito alleato di Kishida, sarà la prossima settimana in Cina come riferito dai media nipponici «allo scopo di spiegare il piano» del Sol Levante, facendo leva sui suoi legami con Pechino. E consegnerà una lettera di Kishida al presidente Xi. Sui social media in mandarino è virale il post di un modello teorico sviluppato dalla Tsinghua University sulla contaminazione nucleare dell'acqua di Fukushima, destinata a «inquinare la Cina e gli Usa in 3 anni e il mondo in 10». La quantità di liquidi trattati da rilasciare fino al 2024 è stimata dalla Tepco in 31.200 tonnellate, seguendo le procedure di diluizione del trizio. --