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PaviaNoi prigionieridella stazioneAbitiamo in piazzale della stazione. Al di là dello stato di degrado noto a tutta Pavia e purtroppo immediatamente vsibile anche ai turisti che arrivano, segnalo che per noi abitanti comporta uno stato di sostanziale detenzione nelle ore notturne: cani lasciati liberi, alberi usati come toilette, schiamazzi molesti, illuminazione frequentemente non funzionante. Per chi ha 4 figli come noi significa non godere di diritti essenziali come la libertà di movimento, per tacere della fiducia nelle istituzioni a cui possiamo educare.Vi chiedo cortesemente di trovare una soluzione allo stato di reclusione in cui centinaia di cittadini come noi sostanzialmente si trovano: fate fare dei giri alla polizia locale, sistemate e potenziate l'illuminazione, tagliate i rami degli alberi toilette. Da professionsiti della amministrazione pubblica sono confidente che saprete sicuramente meglio di me come risolvere la situazione.Francesco Grossi. PaviaCarceriSovraffollamentoe debiti da pagareUn giorno sì e l'altro pure un detenuto "decide" senza alcuna possibilità di decidere di togliersi la vita. Accade senza fare rumore, accade e basta, nessuno ha mai responsabilità, mai nessuna colpa, tanto meno accusa ferite o escoriazioni sulla propria coscienza. E' tutto talmente irrisorio e calpestato dalle indifferenze di una società resa monca di ruggiti dignitosi ma necessari di fronte a questa mattanza relegata violentemente in sordina, che neppure ci si accorge che una donna, una detenuta, una persona al femminile, senza la costrizione della sopravvivenza in spazi ridotti o addirittura inesistenti, si uccide senza più vedere o sentire niente a un palmo dal proprio naso. Senza che nessuno s'accorga di questa ennesima evasione con i piedi in avanti. Una donna detenuta s'arrende alla propria condizione di corpo morto, una imputata per niente sotto il carico di una condanna a fine pena mai, o seppellita da decenni di carcerazione da scontare. Sì, perchè in uno degli ultima casi si tratta una detenuta ormai a pochi metri se non centimetri dall'ultimo portone blindato che la separa dalla libertà. Questa donna che non c'è più sarebbe uscita dal carcere in agosto. Invece l'incidente, perché così lo chiama furbescamente qualcuno, un incidente, un mero evento critico, omettendo di dire moltiplicato all'infinito. Sebbene esperti dell'umano mare sommerso e tecnici del diritto penitenziario tramortito dovrebbero sentirsi interrogati ferocemente per questa morte così vicina dal ritornare in seno alla società. Domande che dovrebbero inchiodare le tante anime candide sulla funzione della pena, sullo scopo e utilità della stessa. Interrogativi che implacabilmente coinvolgono l'intera società, anche coloro che si sentono intoccabili, incensurati a vita, che non avranno mai a che fare con la galera, con il reato. La società civile, le reti di sostegno sociale, quegli assenteisti al dovere civico di reintegrare chi ha terminato di scontare una pena. Ma non c'è da preoccuparsi come sempre ce la caveremo con la solita frase a effetto: "Queste morti sono indegne di un Paese civile" E avanti il prossimo.Vincenzo Andraous. PaviaCalcioL'addio di Mancinie le sirene arabeConfesso di non essere un estimatore del gioco del calcio, ma seguo da sempre le sorti della Nazionale Italiana. Le dimissioni del commissario tecnico Roberto Mancini via pec a ridosso di Ferragosto mi hanno disorientato. Ho provato la stessa sensazione di quando si legge sui giornali dopo un efferato delitto: "è stato un raptus ". A mio modesto parere i raptus non esistono, ed ogni azione è dettata da percorsi, a volte incomprensibili, ma reali. Pertanto la decisione del tecnico rimane poco spiegabile, ma sicuramente sarà stata dettata da motivazioni serie. Sarei decisamente deluso se Mancini venisse attratto dalle "sirene " arabe, anche se a questa ipotesi pochi credono in Figc. Purtroppo conosciamo il detto latino: " pecunia non olet ".Aldo Lazzari. Pavia