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«Ci riprenderemo la Casa Bianca». Donald Trump tira dritto anche di fronte alla sua terza incriminazione, quella più pesante e imbarazzante, ovvero aver cavalcato «bugie» per restare al potere nel 2020 e aver tentato di sovvertire l'esito del voto. Le sue «affermazioni false, che sapeva essere false» hanno «incoraggiato l'assalto senza precedenti» a Capitol Hill, ha detto il procuratore speciale Jack Smith poco dopo che gli atti del gran giurì sono stati resi noti al pubblico. L'attacco del 6 gennaio è stato «incoraggiato dalle bugie» dell'ex presidente per «ostacolare una funzione fondamentale del governo, ossia certificare i risultati delle elezioni presidenziali», ha aggiunto, dicendosi intenzionato a chiedere un processo in tempi brevi.La difesa Ipotesi questa ritenuta «assurda» dai legali dell'ex presidente, che puntano a rallentare e far slittare il più possibile il procedimento. «Il Dipartimento di Giustizia ha avuto tre anni per indagare e ora vuole un processo in 90 giorni, è ridicolo», ha detto John Lauro, avvocato di Trump, osservando come non è un caso che le nuove accuse siano arrivate nel mezzo della campagna elettorale, mentre Joe Biden è in difficoltà nei sondaggi e l'ex presidente è frontrunner fra i candidati repubblicani. Proprio i conservatori fanno muro in difesa del loro 'presidente. Lo speaker della Camera Kevin McCarthy ha assicurato che le indagini su «Biden Inc andranno avanti per scoprire la verità, anche su un sistema giudiziario a due livelli». Trump «non ha fatto nulla di male»: i democratici «continuano a usare in modo strumentale la giustizia e a interferire con le elezioni», ha denunciato il repubblicano Jim Jordan. I due deputati trumpiani di ferro Marjorie Taylor-Greene e Matt Gaetz hanno chiesto di tagliare i fondi a disposizione del procuratore speciale Jack Smith.I rivali Fra gli aspiranti conservatori alla Casa Bianca, Ron DeSantis non è entrato nel merito dell'incriminazione, ma ha chiesto che il processo non venga svolto a Washington, in quanto Trump ne sarebbe penalizzato. Parole dure le ha usate invece Mike Pence: le accuse «ci ricordano che chiunque si mette sopra alla Costituzione non dovrebbe essere presidente. La nostra Costituzione è più importante di una singola persona e della sua carriera».L'ex vicepresidente è nominato in più occasioni nelle 45 pagine in cui sono racchiusi i nuovi quattro capi di accusa nei confronti del tycoon, inclusa la cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Su Pence infatti Trump ha fatto pressione per «cambiare in modo fraudolento» l'esito delle elezioni e lo ha descritto come «troppo onesto» quando ha rifiutato di eseguire le sue indicazioni. --© RIPRODUZIONE RISERVATA